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il mistero del poeta 407

ancora presso di me per recarle alla Posta di Stuttgart le lettere che avevo dirette ai parenti e agli amici più stretti. In Italia non mi confidai che con mio fratello e n’ebbi la promessa formale e solenne del segreto. Lei mi riferì poi le dicerie corse sui miei amori e le trovai lontane dal vero. La presente narrazione era già molto inoltrata quando Ella m’invitò a’ suoi grandi ricevimenti di quaresima. Ci venni, se si ricorda, tre volte, e l’ultima volta ebbi una conversazione abbastanza lunga colla bella e ammirata signora... che ostentava, quella sera, di ricercare la mia compagnia. Trovandomi forse troppo diverso dagli altri, mi disse: «Le sono antipatica o Lei nasconde nel cuore qualche segreto» e si mise a interrogarmi sul colore dei capelli e degli occhi della mia amante, mi domandò a quante centinaia di chilometri la stessi adorando col mio spiritualismo trascendentale. Siccome io rispondevo un poco ironicamente, la signora mi susurrò:

— Guardi bene, io so cosa c’è nella Sua casa di... non ricordo il nome del paese, adesso; ma insomma lassù fra le montagne.

Come lo sapeva? Qui non porto domestici;