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il mistero del poeta 397

i pugni per arrestarlo. E le mani di lei non si disgiungevano; le baciavo la bocca, gli occhi, i capelli, le spalle, il petto; caro amore, non avrebbe potuto avere più baci da me se fosse stata piena di vita. Se un sobbalzo del treno le faceva muovere il capo o i piedi, ridevo, fra i singhiozzi, di speranza e di gioia. Ma il suo povero viso diventava freddo, solenne; non gridai più, non feci che chiamarla teneramente.

Quando Dio volle arrivammo a Kastel. Gridai tanto che si venne ad aprire prima ancora che il treno fosse fermo e molte persone accorsero.

— Un medico! — esclamai, e mi portai giù la mia diletta da solo, passai fra la gente che ripeteva: Un medico! Un medico! — l’adagiai sopra un canapè, nella sala d’aspetto di prima classe. In un attimo la sala fu piena di curiosi. Qualcuno mi voleva rincorare, mi diceva che la signora si riavrebbe; altri veniva a guardare e si allontanava tacendo. Quando fu annunciato l’arrivo del medico vidi due signori stringersi nelle spalle. Il medico entrò, si accostò alla giacente, la guardò in viso; un silenzio mortale si fece nella sala. Io guardavo lui, trattenendo il