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il mistero del poeta 125

andata ad Eichstätt, l’indomani; certo vi sarei andato anch’io. Mentre stavo pensando come spiegherei, occorrendo, la mia andata colà, bussarono all’uscio e un cameriere venne ad avvertirmi che nella sala da pranzo c’era persona dalla quale potrei avere le informazioni chieste inutilmente la sera prima. Discesi e trovai un signore dall’aria franca e cordiale, che stava mangiando e conversando col padrone. Mi rivolse subito la parola per dirmi che conosceva perfettamente gli Yves, padroni di una fonderia, onestissime persone; non facevano buoni affari come una volta perchè la costruzione delle macchine era in decadenza, a Norimberga; ma si reputavano tuttavia solidi. Capii che m’aveva preso per un viaggiatore di commercio. Egli stesso si avvide tosto che desideravo altro, e mi prevenne chiedendomi se volessi informazioni personali. Risposi con la maggior disinvoltura possibile di non tenerci gran fatto. Avevo conosciuto uno dei fratelli Yves in Italia, e passando da Norimberga m’era venuta la curiosità di saperne qualcosa. Il signore me ne fece allora molti elogi stando sulle generali e soggiunse che il