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della colpa fosse stata sua, se il marchese aveva ammazzato Rocco Criscione.

Titta, di tratto in tratto, veniva a tenerle compagnia.

— Voi non l’avete visto nei primi giorni. Non si chetava un momento! Sono stato tre giorni e tre notti senza chiudere occhio!... Faceva terrore.

— E la marchesa? Con che cuore ha potuto abbandonarlo?

— Ringraziate Iddio!... Se ci fosse stata lei, non sareste qui....

La osservava. Era tuttavia bella, meglio della marchesa, con quel viso affilato, bianco come il latte e quegli occhi neri e quei folti capelli nerissimi, alta e snella. E parlando di lei con mastro Vito, Titta dichiarava che, secondo lui, la prima pazzia il marchese l’aveva commessa dandola per moglie a Rocco che non se la meritava.

— Non sapete il patto? Non doveva toccarla neppure con un dito.... Per questo il marchese lo ha ammazzato.

— Aveva messo l’esca accanto al fuoco.... Che avreste fatto voi?

— Capriccio di gran signore!... A voi e a me non sarebbe passato per la testa quel patto. E n’è andato di mezzo un innocente! La marchesa non sa che la Solmo è qui. Verrebbe a cavarle gli occhi. Maria mi ha raccontato di averle sentito dire alla