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romperlo, corsa da brividi per tutta la persona, quasi avesse davanti il corpo del vecchio contadino col viso pavonazzo, con gli occhi e la lingua di fuori, che dondolava dal ramo dell’albero a cui disperatamente era andato a impiccarsi.

— Il Signore lo avrà perdonato! — ella disse commossa. — Ma il marchese però non è tornato? Ditemi la verità, Titta: sta male?

— Eccellenza, no! Aspetta la giustizia coi carabinieri e i manovali che dovranno portar via il morto.... Mi ha mandato a posta.... E se voscenza permette....

La marchesa quella notte ebbe paura di dormire sola in camera sua. Disse a mamma Grazia:

— Recitiamo un rosario in suffragio del disgraziato.

A metà del rosario, mamma Grazia era già addormentata su la poltrona dove la marchesa l’aveva fatta sedere; ed ella si buttò sul letto vestita, certa di non chiudere occhio, con nel cuore un’inesplicabile angoscia, un invincibile presentimento di tristissimi casi che sarebbero sopravvenuti, presto o tardi, per cattiva influenza di quel morto.