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costretta a servire quell’intrusa venuta a far da padrona là dove non era degna neppure di spazzare le stanze!

— Non posso però dirne male — aveva soggiunto; — mi ha sempre rispettata. E Dio mi castigherebbe, se affermassi che era cattiva, interessata, vanitosa; no, no!... Ma il suo posto non era qui. E glielo dicevo: — Come hai fatto? Lo hai stregato? — Ed ora ho qui la mia bella padroncina! Ho la mia bella figlia, che mi permette di chiamarla così perchè è sposa di colui che è quasi figlio per me.... Ora questa casa è ribenedetta. Il peccato mortale è andato via! Ora vi è entrata davvero la grazia del Signore!

La signora Mugnos, venuta ad abitare dalla marchesa nelle prime settimane, aveva voluto tornare assieme con la figlia minore nella casa dov’era nata, dove era stata parecchi anni moglie e madre felice, e dove poi aveva assistito, col cuore straziato e con gli occhi in pianto, alla rovina venuta sùbito dietro alla improvvisa morte del marito. Due, tre volte la settimana, ella e Cristina pranzavano in casa Roccaverdina e vi restavano l’intera giornata le domeniche; ma questo non impediva che la testa della marchesa non fosse invasa lentamente dall’ossessione dell’altra che si era aggirata, dieci anni, per quelle stanze, e che sembrava vi avesse lasciato l’acuto odore di donna peccaminosa, così repugnante per lei casta di corpo e di pensieri.