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Frattanto non oso più chiedere al santo Padre alcuna misura di protezione che avrebbe per sicuro risultamento di addoppiare il reddito di sua corona e il numero de’ suoi sudditi.

Ho detto che la statistica del 1857 non credeva esagerare la ricchezza territoriale de’ Romani estimandola a 2 miliardi e 610 milioni. Il prodotto grezzo di cotesto capitale si ragguaglia a più di 262,847,086 lire, ovverossia, al 10 0|0. È poco. Ricordivi che in Polonia ed in altri paesi di gran coltura, le terre danno fino a 12 0|0 di reddito netto, che vale almeno 20 al centinaio di prodotto greggio. Le terre romane darebbono altrettanto se il Governo vi prestasse mano.

Lo Stato dividesi in terre coltivate, e terre incolte. Le coltivate, ossia le piantate ad alberi utili, fecondate dagl’ingrassi, sottomesse regolarmente al lavoro dell’uomo, e seminate tutti gli anni, sono situate, la più parte, nelle province dell’Adriatico, lontane dalla veduta del Papa. In cotesta metà dello Stato Romano, la più degna d’interesse e la meglio conosciuta, venti anni di residenza dei Francesi hanno lasciato eccellenti tradizioni. Lo stravagante diritto di primogenitura vi è abolito, se non nelle leggi, almanco nei costumi; l’eguaglianza de’ figli d’un padre stesso reca, di conseguenza, la divisione delle proprietà, favorevol cotanto ai progressi dell’agricoltura. Vi si trova, come da per tutto, qualche gran proprietario, che in vece di abbandonare i suoi beni alla rapacità d’un