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Tutti prodotti agricoli pagano diritto d’esportazione. Io conosco governi che premiano coloro che esportano, è questo addimandasi incoraggiare l’operosità nazionale: ne conosco altri, ed è il maggior numero, che lasciano uscire liberamente l’eccedente de’ricolti; questo non si addimanda incoraggiare, si coadiuvare i lavoratori. Il Papa preleva, in media, 22 per 1000 sul valore totale delle mercanzie esportate, 160 per 1000 sul valore delle importazioni: il governo piemontese contentasi del 13 per 1000, nel primo caso, e del 58 nel secondo: io amerei meglio coltivar la terra in Piemonte.

Il bestiame è sottomesso a tasse vessatorie che ragguagliansi a 20 o 30 per centinaio del suo valore. Paga pel pascolo; paga fino a 28 lire per testa andando al mercato; e paga finalmente nell’esportazione. Intanto l'allevare il bestiame è una delle maggiori risorse del paese, e di quelle che vorrebbero essere coadiuvate.

I cavalli che ingrandiscono nella campagna di Roma, pagano 5 0|0 del loro valore ogni volta che sono venduti. Se cangiano padrone venti volte durante loro vita, il Governo ne approda egualmente che il venditore. E quando dico Governo, m’inganno. La tassa dei cavalli non è compresa nel bilancio, è una prebenda ecclesiastica. Il cardinal Datario la incassa, alla rinfusa, co’ redditi dei vescovadi.

«Il buon pastore dee tosar sue pecore, ma non scorticare.» È un imperatore Romano che lo ha detto.