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59 di questi esiliati: ma è veramente grazia l’averli richiamati provvisoriamente, quali per un anno, quali per sei mesi? Ed ebbe grazia. un uomo che è collocato sotto sorveglianza della polizia? Ed un infelice cui è vietato lo esercizio dell’antica sua professione, concessogli solo facoltà di morir di fame, non deve spesso rimpiangere il confino?

Mi fu presentato uno dei 59 privilegiati della pontificia clemenza. Era un avvocato; intendiamoci, era stato avvocato fino al giorno della grazia. Narrommi la parte innocua che aveva presa agli avvenimenti del 1848, le speranze fondate nell’amnistia, il dolore di esserne escluso, la sua vita in esilio, le risorse procuratesi dando, come tanti illustri, lezioni d’italiano. «Avrei potuto vivere felice, mi disse, ma un bel giorno il mal della cupola mi serrò il cuore; sentii che avevo a rivedere Italia, o morire. La mia famiglia fece ogni possibile; chè aveva relazione col protetto di un cardinale. La polizia detto le condizioni; accettai, ad occhi chiusi: se avessero voluto cavarmi l’occhio diritto per la grazia di rimpatriare, avreilo fatto all’istante. 11 Papa segnò la grazia, il mio nome apparve in tutti i diarii, affinchè nessuno ignorasse la sua bontà. Ma il foro mi è interdetto; ne posso insegnare italiano in Italia.»

Terminava queste parole, quando la campana suonò l’Ave Maria. Impallidì, prese il suo cappello, usci precipitoso dalla stanza, dicendo: «Sciagurato! ho dimenticato l’ora: