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solo di qualunque partecipazione agli affari, ma delle più moderate e legittime libertà, dei più innocenti progressi, ed anche (tacerlo quanto rileva? ) del ricorso alle leggi! La fantasia d’un uomo ha riformato a suo arbitrio le sentenze della giustizia. Ultimamente una casta inetta e disordinata ha sparnazzato la pubblica pecunia senza renderne conto a chicchessia, talvolta neanche a sè stessa. L’ha detto il signor di Rayneval, è forza credere.

Prima di passar oltre, noto che tale stato di cose, ammesso oggidì anco dagli apologisti del Papato, giustifica il malcontento dei sudditi del Papa, le loro doglianze e recriminazioni, non che le sedizioni e tumulti anteriori al 1846.

Ma è poi vero che dal 1846 il governo papale abbia cessato dall’essere il peggiore di tutta Europa? Se me ne potete mostrare un più cattivo, andrò difilato dirlo ai Romani, i quali ne avranno grande sorpresa.

L’autorità assoluta del Papato è ella limitata da altra cosa fuorchè dalle virtù private del Padre-santo? No certamente. La Costituzione del 1848 lacerata, il motuproprio del 1849 eluso in tutti i suoi articoli, sono essi limiti? Punto niente. Il Papa ha rinunciato al titolo di amministratore e di curatore irresponsabile del patrimonio del cattolicismo? Mainò. Gli uffici sono dessi unicamente serbati ai prelati? Gnorsì. Gl’impieghi superiori sono per diritto dinegati ai laici? Di diritto, no; di fatto, si. I vari poteri sono