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il catilinario 7

dell’animo de’ re e de signori, come s’ingegna e si sforza di valere nel tempo delle brighe, così facesse in tempo di pace, più chetamente e più fermamente starebbono gli stati umani; nè non vedresti1 altro stato ad altri andare, nè cosi mutare nè mischiare tutte cose: perciocchè la signoria agevolmente si ritiene con quelle arti, per le quali al cominciamento fu acquistata. Ma, poichè in luogo di affaticare viene la pigrizia, e in luogo di contenenzia e di drittura2 vengono i disordinati desiderii, lussuria e superbia; allora la ventura, insieme co’ costumi, si rimuta: ed in questo modo la signoria sempre va a ciascun ottimo, partendosi dal men buono. E quelle cose, che gli altri uomini, navigando, arando, edificando, acquistano, alla virtù sono tutte ubbidienti e soggette. Ma molti uomini, dati al ventre e al sonno, non savii e non composti, di questa vita trapassarono siccome pellegrini, de’ quali, poichè sono partiti, non si cura più3. A’ quali uomini contra natura il corpo fu a disordinato diletto, e l’animo fu a carico: e in lor vita e lor morte egualmente giudico e stimo, perocchè dell’una e dell’altra si tace. Ma per vero4 quegli a me finalmente pare che viva e che dell’animo goda, che, ad alcuna operazione inteso, di chiaro e famoso fatto, ovvero d’arte buona d’animo, sua nominanza va cercando. Ma, infra la grande moltitudine delle cose, la natura dà diverse vie5 e l’uno è acconcio naturalmente ad una cosa, e l’altro all’altra. Onde bella cosa è ben fare alla repubblica (a)6; eziandio ben dire non è laida nè vile; chè in pace e in guerra puote uomo diventare famoso: e quegli ch’hanno fatto, e coloro che i lor fatti scrissono, molti sono ragionevolmente lodati7. E, avvegnachè non egual gloriasi seguiti8 allo scrittore che al fattore delle cose9, impertanto a me grande e malagevole cosa pare le cose


    do la chiarezza il richiede, come in questo luogo, o quando si dee significare propriamente la contrapposizione. Il che molto elegantemente si suol fare usando la particella e in sentimento di allora. Così leggiamo nel Sacchetti, nov. 112: Quando io credo che tu ingrassi, e tu dimagheri.

  1. nè non vedresti ec.)La particella sovente si trova congiunta col non; ed allora non accade quello che nella lingua latina, dove due negazioni han forza di affermare; ma o sta per la semplice congiunzione e, o sol per aggiunger forza alla negazione.
  2. in luogo di contenenzia e di drittura) Contenenzia è lo stesso che continenza: ma è uscita antica da non usare oggi. E drittura, che dicesi anche dirittura ,vale bontà, giustizia, onestà. Nel Bocc., nov. 2, 3, leggiamo: La cui dirittura e la cui lealtà reggendo, gl’incominciò forte ad increscere.
  3. de’ quali, poichè sono partiti, non si cura più)Queste parole non sono nel testo, il quale ha solo: vitam siculi peregrinantes transegere.
  4. ma per vero quegli ec.) Per vero, posto così avverbialmente, vale per verità, in verità, veramente, certamente. Questo modo di dire è stato registrato con un solo esempio del Varchi nella versione di Boezio, e sarebbe da aggiugner questo che è del trecento.
  5. la natura dà diverse vie) Via, oltre le altre significazioni, vale ancora modo, maniera, come in questo luogo. Così nel Guicc. Stor. 3, 115: A Cesare avea persuaso il re d’Aragona ec. non si potere con migliore via ottenere il maritaggio che si trattava.
  6. (cioè a suo comune)
  7. molti sono ragionevolmente lodati) La stampa leggeva molto. Ci è parato lieve il correggere, affidati dal testo latino: multi laudantur.
  8. si seguiti)Si ponga ben mente che il si qua è un ripieno, e si suole adoperare per proprietà di lingua con più verbi; onde potea l’autore dir bene seguiti senz’altro. Perchè i giovani chiaramente intendano questo modo vezzeggiativo, ne arrecheremo alcuni esempii di altri scrittori. Così il Bocc. nov. 61, 8: E oltre a quello che egli fu ottimo filosofo naturale, si fu egli leggiadrissimo e costumato. Fatt. d’En. 12: Entrando Enea in Cartagine, la prima cosa che fece, s’andò al tempio.
  9. al fattore delle cose) Fattore è nome