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184 frammenti

buono. Aspettate forse che egli, appressatosi novamentè con l’esercito, niella a ferro ed a fiamma la città? Il che meglio sconviene allo slato dov’egli è oggi, che non a quello di passar dalla pace e dalla concordia alla civil guerra: la quale, contra ogni divino ed umano diritto, non per ingiuria a sè fatta nè a quelli eh’e’dice, imprese egli a fare, ma per conculcare e distruggerle leggi e la libertà. Dappoichè, privo di consiglio, inquieto, da cupidità d’animo e dal timor delle sue colpe è afflitto e travagliato: or queste or quelle cose tentando, teme la pace, odia la guerra; vede doversi rimanere dal lusso e dalla licenza, ed intanto si abusa della vostra trascuratezza. Nè io so bene se paura, o ignavia, o mai* tozza la debba chiamare: chè ciascuno par desideriate che il soprastante male, quasi fulmine, non vi tocchi, ma ad impedirlo punto già non vi sforzate; E, di grazia, considerate quanto sia mutata la natura delle cose. Prima il pubblico danno in secreto, gli schermi e le difese apertamente si ordinavano; e però i buoni superavan di leggieri i rei: ora la pace e la concordia apertamente sono turbate, occultamente difese: quelli, a cui quelle cose piacciono, stanno con le armi in mano; voi con la paura nel cuore. Che aspettate? se pur non vi vergognale o non v’incresce di ben faro. Muovono forse i vostri animi i comandi di Lepido? il quale grafo, dice, essergli di rendere a ciascuno il suo, e si tiene egli l’altrui; di far cessare la guerra, mentre sospinge alle armi; confermar la cittadinanza, egli che la nega a chi l’ha tolta; restituire alla plebe, per amor di concordia, la tribunizia potestà, onde fu


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