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132 il giugurtino

gliandosi e levandosi prendea l’arme, e facea romore: e così da paura, come da una pazzia, era malmebato.

CAPITOLO LVI.

Comé Metello diede licenzia a Mario di venire a Roma; e dell’amore de’ Romani verso lui.


Metello, poich’ebbe saputo da’fuggiti della morte di Bomilcare e del fatto manifestalo, siccome daccapo, s’apparecchia, e interamente avaccia a guerreggiare: e a Mario, il quale li dava molta briga di volere andare, diede licenzia di partire, pensando ch’egli poco valesse per lui, sic-4 come uomo che contra sua volontà dimorava, e che era irato verso di lui. E a Roma il popolo, sapute le lettere ch’erano mandate di Metello e di Mario, con volenteroso animo avea inleso e dell’uno e dell’altre. E allo’mperadore li nobili, i quali prima erano per lo suo onore1, cominciarono ad avere odio2; ma a Mario quegli del minuto popolo davano e aggiungeano favore. Bene è vero che verso l’uno e verso l’altro era lo studio e la volontà delle parti molto accesa, più che il bene e’I male di Mario nè di Metello3: chè questo era as«ai temperato a rispetto dell’animo di parte. Anche certi contenziosi officiali commoveano il popolo, e cominciarono in ogni parlamento a favellare contra Metello, siccome degno di perdere Io capo e la virtù di Mario sempre lodare più e aggrandire. All’ultimo il popolo minuto era sì acceso all’amore di Mario4 che gli artefici e li villani tutti, la cui fede e fatto era nelle loro braccia, lasciavano loro opere, e spesseggiavano di venire a Mario5 e tutte loro bisogne poneano dopo’l suo onore. E così, percossa e perturbata tutta la parte delti grandi, fu dato il consolato a-Mario, nuovo uomo. E poi il popolo domandato dal tribuno L. Manilio Mancino, di cui volesse che facesse la guerra contra Giugurta6; la maggior parte disse e ordinarono,

    chiarandolo con un solo esempio dell’Ariosto.

  1. quali prima erano per lo suo onore) Essere per uno vale favorirlo, proteggerlo; onde qui erano per lo suo onore vuol di’e favorivano l’onor suo.
  2. e allo fmperadore ec.) Il testo ha: Imperatori noòilitas, quae antea decori fuerat, invidiar esse: cioè, che la nobiltà, cagione in prima di onore all’imperadore « cominciò poi ad esser di odio. Chiaro è dunque l’errore del volgarizzamento.
  3. di Mario nè di Metello Qui il nè sta per la semplice congiunzione e di che vedi a pag. 7 la n. 1.
  4. era sì arreso aW amore di Mario) Si noti questa locuzione acceso alP amore, che è il medesimo che accaso deW amore. Il verbo accendere ed il suo participio acceso si trovano con diverse costruzioni: cnè dicesi acceso di, acceso in, acceso da, e tutti sono be’ modi, ma si dee saperli usare, ncn essendo tutti perfetti sinomini, ma avendo ciascuno una sua propria e particolare significazione; di che vrggasi il Vocabolario della Crusca.
  5. spesseggiavano divenire a Mario, cioè venivano spesso, frequentemente a Mario, siccome dice il latino frequentarti Marium, e secondo la propria significazione del verbo spesseggiare: e ci piace di far notare come il Cesari, malamente seguitato dal Manuzzi, aggiunse al suo Vocabolario spesseggiare iu sentimento di affrettarsi, rifermandolo con questo esempio.
  6. domandato. . . di cui volesse ec.)H verbo domandare si costruisce col secondo e col quarto caso, e si dice domandare una cosa e di una cosa; onde qui domandato di cui volesse che facesse la guerra % è come se avesse detto: domandato cui o chi volesse che facesse la guerra.