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100 il giugurtino

dievole1 con Cassio venne a Roma. E, avvegnach’egli si potesse assai2confortato e ajutato da tutti quegli, per la cui potenzia o malvagità avea fatto tutte cose che dette abbiamo di sopra, pertanto a G. Bebio tribuno del popolo diede molto di moneta, acciocché fosse per lui3: per lo cui isvergognamento e ardire contra la ragione e contra le ingiurie, che gli volessono essere fatte, fosse guarnito. Ma G. Memmio, chiamato tutto’I parlamento, avvegnaché ’I popolo fosse assai contrario al re, e alcuni dicessono ch’egli fosse imprigionato, alcuni che, s’egli non manifestasse i compagni del suo mal fatto, che, secondo l’usanza de’maggiori. egli dovesse essere morto; il detto Memmio, attendendo più alla dignità che all’ira, si racchetava loro movimenti, e rammollia loro animi4, e confermava che la fede pubblica per sè medesima si dovea mantenere immaculata. Poiché si cominciò a fare il silenzio, menato Giugurta, G. Memmio parlò, ricordando li suoi malfatti in Roma e in Numidia; manifestando ancora le grandi reità contra ’1 padre e contra gli fratelli; e che per cui ajuto e per operazione l’abbia fatto, avvegnaché ’I conosca e sappia il popolo di Roma, per tanto egli il vuole più manifesto avere da lui5 se aprirà la verità, ch’egli puote avere buona speranza nel popolo romano; e, se la vorrà tacere, che non gioverà a’suoi compagni, ma guasterà e distruggerà sè medesimo, e sua potenzia e avere6. Poiché Memmio ebbe fatto fine di dire, e fu comandato a Giugurta che rispondesse, G. Bebio tribuno del popolo, il quale era corrotto per pecunia, siccome dicemmo di sopra, comandò che’l re tacesse: e avvegnaché la moltitudine, ch’era al parlamento, molto accesa verso Bebio, lo spaventava con grida, con volto, e spessamente venendogli addosso, e per altri modi che l’ira richiede; pure vinse lo sfacciamento di Bebio, sicché’I popolo avuto ad ischerno si partì: e a Giugurta, e a Bestia, e agli altri, a* cui quella inquisizione’toccata, furono assicurati o accresciuti i loro animi.

CAPITOLO XXVII.

Come uno nipote di Massinissa fu fatto uccidere da Giugurta.

Era in quel tempo a Roma uno Numida, eh’avea nome Massiva, figliuolo di Gulussa e nipote di Massinissa: il quale, perocché nella discordia degli re èra suto contra Giugurta, renduta Cirta e morto Ader

  1. miscricordievole qui vale compassionevole, da muover misericordia.
  2. 11 testo Ialino ha torneisi in ipso magna vis animi erat: vi potesse leggeva la stampa: abbiamo,col parere del Betti, cambiato il vi in si, dicendosi con antica eleganza si potesse assai, cioè potesse assai di sè.
  3. acciocché fosse per lai) Essere per uno è lo stesso che essere della parte di uno, ajutorio, favorirlo; ed è bel modo di nostra lingua.
  4. rammollia loro animi) Rammollire qui è adoperato figuratamente, in sentimento di piegare, indurre a far checchessia.
  5. egli il vuole più manifesto avere da lui) Avere, oltre delle altre molte sue significazioni, ha ancora questa di risapere, aver notìzia.
  6. e sua potenzia e avere) Qui il testo Ialino legge: sed se suasque spes corrupltirum; però bisogna pensare che nel codice usato dal frate, in luogo di spes, fosse opes.