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al fatto della battaglia1, sarebbe suto più a fare preda che a distruggere in tutto2; ma il fuoco e lo incendio pensavano che sarebbe suto cosa crudele e ismoderata, e cagione di molto lor grande miseria, li quali aveano tutte le ricchezze, che si partengono3 al cotidiano uso e adornamento del corpo4.


CAPITOLO XXXV.


Come Lucio Tarquinio manifestò della congiurazione5.



L’altro dì uno, ch’avea nome Lucio Tarquinio, fu menato in senato; il quale si dicea ch’egli andando a Catilina era stato preso nella via6. Questi dicendo che manifesterebbe della congiurazione, se gli fosse data la comune sicurtà, fugli fatto dire dal consolo quello che ne sapesse. Egii disse quasi quel medesimo che Vultunio, e disse degli apparecchiati incendii, della uccisione de’ buoni uomini di Roma, e del viaggio de’ nemici, del quale fu detto di sopra. Anche dicea com’egli era mandato da Marco Crasso a Catilina per dirgli che non sbigottisse nè temesse della presa di Lentulo e di Cetego e degli altri che detti sono; e che egli più tanto s’avacciasse di venire a Roma, quant’egli più conforterebbe l’animo degli altri, e coloro del pericolo più leggermente sarebbono liberati. Quando Tarquinio nominò Crasso, uomo di grandissime ricchezze e di sovrana potenzia, alcuni, pensando che questa fosse cosa incredibile; alcuni, avvegnochè credessono che fosse così la verità, ma perocchè a quel tempo la potenzia sua tanta parea, che fosse da mitigare piuttosto che da conturbare; molti di coloro, ch’erano obbligati a Crasso per propii servigi, levarono grida contra Tarquinio, siccome contra falso e malvagio accusatore, e domandarono che questa cosa si prolungasse alquanto7. Sicchè, domandando Cicerone consiglio di ciò, la maggior parte e più del senato dissono: che il detto Tarquinio parea lor falso; e ch’egli fosse messo in prigione; e non avesse potestà di fare nè dire più niuna cosa, se egli non manifestasse per cui consiglio avea mentito di così gran cosa.

  1. quanto al fatto della battaglia) Quanto il leggeva la stampa per quanto al, ovvero per rispetto a, per ciò che risguarda ec.: e col consiglio del Betti abbiamo emendate l’errore, certo, del copiatore.
  2. sarebbe suto più a fare preda ec.) Inten― di: il fatto della battaglia, o la battaglia, sarebbe suto (stato) o valuto più a fare preda, cioè acquistar preda, che a distruggere ec.
  3. partenere è voce antica, ed oggi si ha a dire appartenere.
  4. li quali aveano le ricchezze ec. ) Il testo lat. ha: quippe cui omnes copiae in usu quotidiano et cultu corporis erant, cioè; come quelli di cui tutte le ricchezze consisteano nelle cose che appartengono al cotidiano uso ec. Ma non si dee tacere che in tutto questa periodo il traduttore, forse per difetto del codice di cui fe uso, non ha dato bene nel segno.
  5. manifestò della congiurazione) Manifestare di una cosa è modo solo di frate Bartolommeo, ed è lo stesso che manifestare una cosa.
  6. il quale si dicea ec.) Questo è uno di quei luoghi, dove, per non disagiarsi, come dice il Salviati, il buon frate ha troppo secondato il latino.
  7. e domandarono che questa cosa prolungasse alquanto) Così traduce il latino: deque ea re postulant uti referatur, e non pare che il traduttore abbia bene inteso questo luogo.