Anzi m’ancide pur, che sol io vivo,
Quando al bel viso arrivo
Quivi gustando un’incredibil gioia.
Però s’ancor son vivo 15Fra tanti strazi, e tant’acerbe pene
Dal dolce viso, e non d’altronde viene.
Ch’a quel presente mille cose i’ veggio,
Di cui ciascuna m’apre un paradiso,
Tra le quai prima, se si mostra il riso, 20Un mar di perle orientali scopre.
Ma chi potrà mai dir così preciso
L’alto tesoro lor, per cui vaneggio
Così sovente ed altro mai non cheggio,
Mentre tante ricchezze egli discopre? 25E se poi l’ostro fin quelle ricopre,
Miro schietti Rubin, ch’invidia fanno
Al fiammeggiar di qual si sia Piropo,
Che l’uno, e l’altro dopo
Quando sì dolcemente uniti stanno 30Mi fan veder che uopo
Amor non ha d’altr’arme a farmi guerra,
Ch’egli con queste mi saetta e sferra.
Ma come a que’ begli occhi sì soavi
Volgo l’ingorda e desiosa vista 35Non vuo’ che di mirarli mai desista;
Sì dolce m’ardon le midolle e l’ossa.
Con questi Amor l’imperio in terra acquista,
E volge d’ogni cor ambe le chiavi,
Ma più del mio, che vuol ch’arda ed aggravi 40Questa sol fiamma ad abbruciarmi mossa.
Per questi quanta in lui dimori possa
Aperto si conosce, che gli strali
Indi n’avventa, e tutto ’l mondo abbaglia;