Pagina:Il Canzoniere di Matteo Bandello.djvu/109

106 Matteo Bandello

     L’incredibil, soave, alma dolcezza
     14Di que’ begli occhi non mi porge aita.


V. 2. Alte mura, un grande edificio mantovano, per noi non identificabile; felici e fortunate perchè rinserrano un cotanto tesoro. A lui paiono carcere e tomba dell’amata.

V. 6. Il più bel d’ogni bel, allitterazione di parola e bisticcio di senso.

V. 7. Mi fura, mi ruba l’aria l’aspetto di quel bel viso che è per me com’aura vitale.

V. 9. L’asprezza mora, cessi l’aspro divieto che è la cagione per cui io non vedo la luce, il sole, di quegli occhi, di quelle stelle, che formano la forza vitale della mia esistenza.

V. 14. Aita, aiuto attende dagli occhi della Mencia, dotati di una dolcezza che è superiore a quanto si possa credere, incredibile, soave, e divina, alma.


LIII.

Passa Madonna altera: e ruba il cuore agli uomini. Tutti la seguono. Amore ciò vede. Scocca un dardo; maldestro la disfiora, non la ferisce.


Vide Madonna Amor altiera gire
     Rubando a’ corpi l’alme, e tal favore
     Da’ begli occhi spirar con tal ardore,
     4Che tutto ’l mondo la vedea seguire.
Ond’allor disse: se costei ferire
     Potrò giammai, sì che le scalde il core,
     Che tutt’è ghiaccio, e privo d’ogni amore,
     8A somma gloria mi vedrò salire.
Questo dicendo una saetta in mano
     Pigliò ver lei mirando intento molto,
     11Per ferirla nel lato suo sinestro.
Ma vinto dal splendor del vago volto