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parte seconda 467

tico territorio di Sung, che oggi è parte della provincia di Ho-nan.1 Vago di cognizioni non lasciò niente inosservato, nè mancò di studiare le diverse dottrine delle scuole del suo tempo. Gl’insegnamenti di Lao-tse ebbero presto il suo pieno aggradimento, e ne divenne il campione più vigoroso. Persuaso che gli uomini sian la sola cagione della propria infelicità e del male che è nel mondo; e ciò principalmente in virtù della dottrina confuciana, che proclamavali la più nobil parte dell’universo; assecondando il loro orgoglio, pascendo le loro vanità, moltiplicando i loro desiderii divenuti oramai insaziabili; non volle aver nulla che fare con la scuola di Confucio, Per questo tutto il creato era in potestà dell’uomo, per Cuang-tse l’uomo era poco più che nulla a fronte di tutta la creazione. Ei trovò ridicolo quest’atomo, che si crede un gigante; questo schiavo delle passioni, che si dice signore del mondo; questo vermicciuolo, a cui ogni granel di sabbia è ostacolo insormontabile, che pretende dar legge all’Universo. Gli sembrò che Lao-tse rimettesse l’uomo al suo vero posto, d’onde non avesse troppo a insuperbire; almeno che gli desse il più savio consiglio, che si possa dare a creatura, la quale, quando opera, non fa che danno a sè e agli altri: il consiglio cioè di non far mai nulla, di mantenersi costantemente nello stato d’inazione. Cuang-tse stesso praticò quanto gli fu possibile la singolare dottrina del «non-fare», che è la base del sistema di Lao-tse, come vedremo in processo; e non ostante che, per la fama d’uomo savio e sapiente che s’era acquistata, fosse ricercato a molte corti, special-


  1. Nella provincia di Ho-nan erano due città di questo nome, una a settentrione di Kuei-te-fu chiamata Gran Méng, l’altra a mezzogiorno del luogo stesso detta Piccola Méng, ed è in questa che nacque il nostro Filosofo.