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462 parte seconda

condo secolo dell’era nostra. Narrano a questo proposito i libri cinesi, che Wei-Peh-yang, dato al tutto alle arti magiche, si ritirò con tre suoi discepoli sur un monte a fabbricare in segreto la pietra filosofale. Compiuta che ebbe l’operazione, conoscendo che i discepoli dubitavano che fosse riuscita bene, disse loro: L’elisire filosofale è fatto, ma giova innanzi darlo a un cane, per farne esperienza: se il cane vola, anche noi potrem prendere di quest’essenza; se il cane muore, non converrà che uomo ne assaggi. Il cane appena ebbe ingoiata la droga, morì. E Peh-yang disse: Certo sembra che questa pietra filosofale non sia ben confettata, secondo le idee de’ genii e degl’immortali; e temo forte che se noi la prendessimo, non ci accadesse danno. Maestro, dissero i discepoli, che far dobbiamo dunque? Al che Peh-yang rispose: Quanto a me, che ho detto addio al mondo, e mi son ritirato in questa solitudine a studiare la Scienza, sarebbe vergogna che ritornassi fra gli uomini senza aver conseguito il fine che mi era proposto; muoia o no, io devo prendere di questo confetto. E in così dire presane una porzione, non passò un istante che cadde morto al suolo. I discepoli si guardaron l’un l’altro e si dissero: Ecco che costui ricerca il modo d’allungar la vita, e si procura invece la morte! Che è questo mai? — Quando uno di loro si fece a dire: Il nostro maestro non era uomo volgare; e se gli è avvenuto ciò, non dev’essere senza ragione; perciò anch’io voglio prendere un poco di siffatta pozione a esempio suo. Ma non l’aveva ingoiata, che subito se ne morì egli pure. Allora i due discepoli che eran rimasti si fecero fra loro a ragionare: Siccome il fine di chi ricerca la pietra filosofale è di viver lungamente; e noi ora veggiamo che pigliandola, come que’ due han fatto, di certo si muore, teniamocela con noi, e non l’usiamo come sì fa de’ farmaci: