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parte seconda 447

polo non presumeva di sè. La virtù di costoro era reale, ma non ne menavano vanto. Le loro geste sono imperscrutabili: vagano nel non essere.1

Lao-tse si pose in animo di lasciare il paese, traversare i confini a occidente, e recarsi sul monte Khuen-lun. Yin-tse, che stava a guardia della Barriera, da certi segni nell’aria prognosticò, che per quelle parti doveva passare un Genio. Subito spazzò la strada lungo quaranta miglia;2 e appena vide comparire Lao-tse, conobbe che era proprio colui che aspettava. Il Filosofo aveva dimorato lungo tempo nella capitale della Cina, ma non aveva rivelato a nessuno i segreti della sua scienza; laonde, non dubitando punto che Yin-hsi fosse stato predestinato a riceverne il sacro deposito, fece sosta in quel luogo. Ora è da sapere che Lao-tse menava seco un suo famiglio, certo Siu-kia, al quale avea fissato di dare cento denari al giorno: e il patto era stato fatto di buon’accordo; ma non avendo il filosofo pagato mai il servo, gli doveva ormai 72,000 danari. Siu-kia, accortosi che il padrone era per passare i confini, e andare in lontani paesi, non pose tempo in mezzo, e richiese il suo avere. Ma non essendo riuscito a farsi dare neanche un picciolo, incaricò uno di condursi da Yin-hsi, e pregarlo che inducesse Lao-tse a tenersi a’ patti. Il mediatore, non sapendo che Siu-kia era a’ servigii del filosofo da dugento anni, calcolato presso a poco tra sè la somma, di cui poteva esser creditore il servo, proposegli di dargli in moglie la sua figliuola; al che Siu-kia acconsentì di buon grado, visto che la fanciulla era bella assai. Conclusa a questo modo la


  1. Vedi il cap. x.
  2. In cinese «mille Li». Li è misura itineraria, la quale è oggi calcolata la 250a parte d’un grado di meridiano.

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