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introduzione xlvii

di superstizioni d’ogni genere e d’ogni natura: di tutto quello in somma che produsse la corruzione, a cui andarono soggette le dottrine del Buddha, di Confucio e di Lao-tse, frammisto alle antiche superstiziose credenze del volgo. Vediamo, per esempio, leggende, che propriamente si riferiscono a personaggi buddhici, prese a prestito dai Taoisti, e appropriate alle loro divinità; vediamo Genii, o Kami se si tratta del Giappone, operare, nelle leggende volgari, di conserva con dei Bôdhisatva, e fare in buon accordo miracoli d’ogni specie; vediamo il titolo stesso di Bôdhisatva, proprio delle divinità buddhiche, applicato ad alcuni Genii della Cina, o ad alcuni Kami del Giappone; vediamo infine che il libro più venerato dai seguaci del Tao (dopo il Libro di Lao-ze), il Kan-ying-p’ien, non essere che un misto di dottrine buddhiche e taoistiche. In quello scritto si citano i libri classici della scuola di Confucio, quelli attribuiti a Çâkyamuni e quelli di Lao-ze, e si finisce per concludere: «Quando si paragonano le parole dei savii che appartengono alle tre religioni, si direbbe che sono uscite tutte da una sola e medesima bocca». — C’è nella Cina fra i libri più comuni della religione buddhica un sunto d’una estesa opera, il cui titolo originale è Mahâ-prajnâ-pâramitâ hridaya-Sûtra, il quale è conosciuto col nome di Sin-king, ossia il Sûtra del Cuore. Nella prefazione di una delle edizioni più comuni di questo com-