Pagina:Il Buddha, Confucio e Lao-Tse.djvu/511

434 parte seconda

quel libretto, a cagion dello stile, che non è, secondo loro, quello del tempo, in cui visse l’autore.

La brevissima vita di Lao-tse, che si contiene in detto libricciuolo, venne letteralmente copiata, salvo qualche variante e aggiunta in fine, da un famoso dotto della scuola confuciana, per nome Huang-fu-mih; il quale, nel terzo secolo dell’èra nostra compose un’opera, anch’essa di piccola mole, col titolo Kao-shi-cuan, cioè a dire «Vite d’illustri letterati».

Un secolo appresso, ossia intorno al 350 d. C., un celebre Taose chiamato Ko-hung, raccolte le varie favole che allora correvano sul conto di Lao-tse, ne compose una leggenda, che divenne la fonte, a cui attinsero tutti i Taosi che vissero più tardi, e che scrissero sul medesimo soggetto. Questa leggenda, abbastanza amplia, sta a capo della «Storia degli Spiriti e de’ Genii» (Shén-sien-cuan) scritta dallo stesso Ko-hung.

Cominceremo fra tanto dal racconto di Sse-ma-thsien, per toglierne quelle notizie storiche, che riguardano il nostro filosofo; e verremo poi a esporre la leggenda, che ne scrisse il Taose che abbiamo ora menzionato. Lao-tse o Lao-kün, come è oggi conosciuto il personaggio, di cui dobbiamo ragionare, chiamavasi di casato Li, di nome Erh e di cognome Po-yang. Fu anche appellato Lao-tan, che alcuni vogliono fosse un epiteto postumo; altri un soprannome datogli a cagione d’una sua particolar conformazione d’orecchie. Ma siccome Lao-tan, che vuol dire «Vecchio quasi sordo», era un antico modo d’indicare, in generale, i maestri molto in là con gli anni, è probabile che Lao-tse, diventato vecchio, fosse chiamato anch’egli così, senza altra cagione.

Nacque in luogo detto Khü-jén, nel borgo Lai, circondario di Khu-hsien, nel territorio di Thsu. Questo