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394 parte seconda

e perciò non si può andare errati affermando, che almeno in quanto si riferisce all’idea di un Ente supremo, il Confucianesimo antico e quello del tempo de’ Sung non devono differire di molto fra loro.1

E in vero, le scuole de’ letterati non erano entrate fino allora nel campo, in cui s’avanzarono coraggiosamente i dotti dell’ultima scuola. Confucio e Mencio stessi, preoccupati sempre da questioni di morale, di politica, di benessere sociale, non furono punto vaghi di speculazioni filosofiche. L’antica fede del popolo, qualunque essa fosse, la lasciarono intatta, senza discuterla; ma rispettandola, e inculcandone il rispetto. Quali idee eglino avessero sull’essenza di quella fede, non si rileva chiaramente dagli scritti che ci hanno tramandati. Il libro del l’Yi-king, che è il testo su cui fondarono le teorie cosmogoniche e ontologiche i filosofi dei Sung, fu ammesso fra i libri sacri per essere opera d’uomini tanto benemeriti quali Wén-wang e Ceu-kung; ma s’ignora che congetture tirassero da quelle carte misteriose i primi discepoli. Resta dunque a sapere, se piuttosto che avere alterata l’antica dottrina, i letterati dei Sung avesser procurato d’interpretare, secondo l’intendimento del sistema confuciano, quel che Confucio e Mencio e gli altri che vennero poi non vollero o non osarono, interpretare ed esporre; e se i difensori dell’idea di Dio, nelle scritture canoniche, fossero essi meglio che gli altri sotto l’influenza degl’insegnamenti mistici, allora tanto diffusi, di alcune sètte buddhiche e taoistiche, da render loro inabili a bene intendere le dottrine dell’antico Filosofo di Lu. Comunque sia c’è ora mestieri studiare alquanto l’opera di questi letterati, che dettero al Confucianesimo


  1. D. Bartoli; La Cina, lib. i, cap. cxx.