Pagina:Il Buddha, Confucio e Lao-Tse.djvu/464


parte seconda 387

bilità; dal non conoscer bene la vita e i costumi della classe colta; o da tante altre cose che io lascio di dire, perchè non voglio atteggiarmi a difensore dei Cinesi, che in fin fine sono uomini anche loro. Soltanto noterò che sarebbe una cosa veramente singolare, che questo popolo avesse immaginato un sì bel codice di morale e di politica, per far poi il contrario di quel che imponeva; e con siffatto modo fosse riuscito a costituirsi in nazione, e a creare una civiltà che dura da quaranta secoli. Converrebbe dire che dal connubio del vizio con l’ipocrisia nascono popoli gagliardi e di lunga vitalità. Ma uno sproposito così massiccio non può cadere in mente a nessuno, e tanto meno in mente cinese: ricordiamoci che Confucio disse a questo proposito: — Solo quello Stato che riposa su la virtù e sul pieno adempimento de’ doveri d’ognuno, dal principe all’ultimo de’ sudditi, si mantiene stabilmente; e per la sua fermezza è da paragonarsi alla stella polare, la quale, standosene immobile, vede aggirarlesi intorno tutti gli astri del Cielo.

Metto fine a questo capitolo col riportare dieci proposizioni, con le quali il Rev. Ernest Faber conclude un suo «Digesto sistematico del Confucianesimo», perchè esse epilogano assai bene i capi principali di questa dottrina, e ne fanno conoscere l’indole. Lascio stare accanto a queste dieci proposizioni le contrarie tolte dal Cristianesimo, che il detto missionario tedesco, affinchè il contrasto dimostri a chiare note gli errori delle une e la eccellenza delle altre, ha messe a confronto. Ma per esser sincero devo confessare, che nel riferir questi confronti, fatti da un teologo cristiano, non ho avuto in mira lo stesso fine dell’autore: li ho riferiti, perchè il lettore imparziale giudichi quali delle idee contenute in queste venti proposizioni si addican meglio alla odierna società civile.