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parte seconda 377

l’uomo il sempre tendere al bene. Egli è ben vero che percotendo con veemenza la superficie tranquilla d’uno stagno, voi farete che l’aequa vi balzi fin sopra il capo, ovvero per mezzo di steccaie voi potrete condurla fin sulla cima di un colle; ma tali movimenti son essi conformi alla natura dell’acqua? Come negare che la forza è solo quella che li produce? Or quando gli uomini sono indotti a operare ciò che non è buono, alla loro natura si fa nella stessa guisa violenza. Rammentate voi come erano belli una volta gli alberi del monte Nieu? Ma situati presso al confine di un grande Stato nemico, furono mille volte offesi, mozzi e squarciati a colpi di scure. Or come avrebber potuto serbare la primitiva bellezza? E tuttavia, notte e dì riparando per interna virtù le ferite, ricreati da piogge e rugiade, rimetteano ben presto nuovi germogli. Ma sempre invano; che di continuo poi vi andavano a brucare le capre. Solo a questo si deve quel nudo aspetto che offre oggidì la montagna. Or chi vede e non sa, pensa che mai non sia stata vagamente selvosa. Lo stesso avviene dell’uomo. Vorremo dire che il cuore umano sia, da natura, privo di benevolenza e di rettitudine? I modi, onde l’uomo perde la sua naturale bontà, sono simili a quelli, onde l’albero perde la sua nativa bellezza. Offeso di giorno in giorno da’ mali, come può l’animo ritenere la bontà innata? E non di meno, opera in esso pur sempre una forza riparatrice. Quando la notte confina col giorno, quando l’aria mattinale è più pura, più s’avviva ne’ cuori il sentimento d’umanità e d’amore: ma lieve com’è, i casi avversi del giorno lo premono e spengono; e la pressura, col rinnovarsi, di tanto s’accresce, che il ristoro delle notti non è più pari ai danni diurni. Allora segue che la natura umana di poco si fa diversa dalla ferina. Chi vede e non sa, pensa