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parte seconda 357

terpretazione di quei due primi vocaboli diede origine a diverse congetture. Ta-hsio, affermano alcuni, è lo stesso che Ta-jén-ci-hsio «studio dei grandi o degli adulti»; come si dice Siao-jén-ci-hsio «studio dei giovanetti». Ta-hsio, affermano altri, vale il medesimo che Tai-hsio «scienza grande, superiore, sublime»: cioè quella «scienza posseduta dagli antichi, con la quale si formano gli Stati». Altri ancora intendono con questo nome la dottrina che s’insegnava, sempre da quegli stessi antichi, nelle scuole superiori: scuole o istituti che erano giusto chiamati Ta-hsio. In fatto, come si vede, la differenza delle opinioni è di pochissimo rilievo. Passiamo dunque alla sostanza del testo. Siccome a me importa, che il lettore che non sa di cinese intenda bene il concetto dell’opera, qui e negli altri brani che traduco mi sforzo di rendere meglio che posso il pensiero dell’autore; cosa che (pare impossibile, ma pure è cosi) tanto meno mi riescirebbe, quanto più io traducessi alla lettera. Avverto dunque, fin da principio, che la mia traduzione è qualche volta un po’ libera, ma fondata sempre sulle dichiarazioni e interpretazioni dei commentarli degl’indigeni, o su le parafrasi che eglino han fatte.

«— La dottrina del Ta-hsio sta tutta in questo: 1° vivificare, esercitare, e mettere in piena luce le facoltà e le buone disposizioni, che l’uomo ha da natura; 2° indurre, per tal modo, il popolo a mutare in meglio, a rinnovarsi; 3° stabilirsi al tutto in questo «Sommo bene». — Tale è il triplice scopo che si propone la «Grande scienza»; o, come dicono i Cinesi, questi sono i tre obbietti principali (san-kang-ling), in cui si epiloga la Dottrina.

«— Riesce possibile a stabilirsi fermamente nella pratica del «Sommo bene», solo a colui che s’è reso