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parte seconda 273

che lo si onora coi sacrifìcii che si fanno tanto al Cielo, quanto alla Terra.1

Prima di parlare delle operazioni che emanano dal Cielo, per le quali si fa conoscere, singolarmente fra gli uomini, la potenza dello Shang-ti, devo trattenermi un poco intorno a un’altra parola, che esprime l’idea di qualche cosa d’astratto, che si riferisce alla virtù attiva di ciò che esiste. Quest’idea è resa col vocabolo Shèn, quando si vuole indicar specialmente lo spirito del Cielo; col vocabolo Kuei, quando si vuol indicar quelio dell’Uomo; e con Shih o Khi, quando si vuole accennare a quello della Terra.2 Ma l’espressione che troviamo più generalmente adoperata, a esprimere il concetto sopra accennato, è la voce Shèn; la quale si richiede ora definire e dichiarare. Nel linguaggio della fisica e della filosofìa, i Cinesi adoprano alcune parole, come appunto Shèn, e inoltre Huei, Pho, Hun, che dagli Europei vengono generalmente tradotte per genio, spirito, anima. Ma nelle scritture canoniche e classiche, di quei diversi vocaboli non s’incontra che il primo, Shèn; quantunque gli altri si trovino di frequente usati, per ispiegare e commentar certi passi. Così nello Shih-king e nello


  1. Cung-yung, xix, 6.
  2. Ceu-li, cit. in Khang-hsi, clas. 113, f. 29, r., vedi anche f. 31, v. Oltre a questi, si aggiunga il monosillabo Shè quasi sempre unito a Ci nella frase Shè-ci, per indicare il Genio o i Genii tutelari de’ campi e dell’Agricoltura, gli spiriti tutelari di una contrada, o anche la contrada stessa. Shu-king, iv, v, (i), 2. — Shih-king, ii, vi, vii, 2; iii, iii, iv, 6; — Mèng-tse, iv, i, iii, 3; vii, i, xix, 2. La voce Khi, spiriti o genii della terra, si trova più spesso unita a Shèn, nella frase Shang-hsia shèn-khi, «gli spiriti superiori o inferiori», cioè gli spiriti del Cielo e della Terra. Shu-king, iv, iii, 3; iv, v, (i), 2; v, i, (i), 6.