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250 parte prima

prabhâ nâmamûla tantra nusârinidvâ daçasâha srikâlaghukâlacakra tantra râjatikâ.

Questa suddivisione dei libri del Bha’-’gyur, o la disposizione che i Tibetani hanno data alle traduzioni degli originali sanscriti del Trìpitaka, è assai diversa, come si vede, dalla divisione del canone sacro del Ceylon, che conserva i testi Pali. Le tre prime parti del Bka’-’gyur corrispondono alle tre parti, in cui si distingue l’antico Tripitaka: Dul-ba (Vinaya), Sher-phyin (Abhidharma), Mdo (Sûtra). Le altre parti, quantunque possano comprendere scritture di tal genere da avere il loro luogo in una delle due ultime suddivisioni del Tripitaka, abbracciano generalmente tutta quella letteratura buddhica, che nacque e crebbe nella Chiesa settentrionale, e che si conserva oggi estesissima nelle traduzioni tibetane e cinesi.

Una disposizione simile a quella del canone sacro del Tibet è pure tenuta talvolta nei cataloghi cinesi, che enumerano i libri buddhici, che si conservano nel Regno di Mezzo. Questa disposizione è la seguente: — 1. Vinaya (Liu-pu); 2. Prajñâ (Cih-hm-pu); 3. Ratnakûta (Pao-tsi-pu); 4. Sûtra e Vâipulyasûtra (King-pu, Ta-tsi-pu); 5. Buddhavatansaka (Hoa-yen-pu); 6. Parinirvâna (Ni-pan-pu). Quest’ultima classe si trova comunemente anche nel Bka’-’gyur, quantunque più sopra non l’abbia notata, avendo riportate le divisioni di questa raccolta, quali sono nell’indice litografato pubblicato dallo Schmidt.

Ho accennato di sopra (v. p. 223 e seg.) ai lavori del Csoma di Körösi intorno ai libri sacri del Tibet; noterò ora, che il padre Ippolito Desideri, il quale abitò Lassa dal 1746 fino al 1727, peritissimo nella lingua del paese, a quanto si afferma fece pur egli, traduzioni dal Bka’-’gyur, che si dice si conservino nella Biblioteca della Congregazione di Propaganda. Per quante ricerche io abbia fatto, non ho potuto avere notizie di tali versioni, conservandosi in quella Biblioteca, di mano del Desideri, solo una relazione, con la data 13 febbraio 1717, diretta al papa Clemente XI, sul suo in-