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parte prima 249

III. Sangs-rgyas-phal-po-che, abbreviato in phal-chen. Secondo alcuni, il titolo sanscrito dell’originale è Buddhasangha; ma quello invece che si legge innanzi al titolo tibetano Buddhahatansakanâmamahâvaipulyamsûtra. Sono 4 volumi che contengono, fra le altre cose, leggende e laudi di Çâkyamuni e di altri Buddha.

IV. Dkon-mchog-brtsegs-pa, abbreviato in Dkon-brtsegs in Sanscrito Ratnakûta. Raccolta divisa in 6 volumi, che comprendono 49 opere diverse.

V. Mdo-mang o Mno-sde, collezione o classe dei Sûtra. Questa raccolta comprende 31 volumi e 263 opere. Lo Schmidt ha pubblicato un ampio testo della collezione dei Sûtra; il quale porta il titolo di Mdsangs-blun-jes-bai-mdo, senza il corrispondente titolo sanscrito: fa parte del 29.° volume, di cui comprende le pagine 129-298. È una raccolta di leggende, che è stata anche tradotta in Mongolo, col titolo di Uligärün-Dalai «Mare delle parabole», due delle quali il Kowalewsky riporta nella sua Crestomazia. Per questo testo tibetano e per altri pubblicati dal Feer vedi la nota in fine alla prima Appendice.

VI. Rgyud-sde, collezioni di scritti dati al culto mistico, in Sanscrito Tantra. Questa parte del Canone tibetano è ricchissima, e comprende 464 opere, la maggior parte brevi, che formano 20 volumi. I Tantra, si distinguono in quattro classi (Rgyud-sde-bji), che sono: Bya-bai-rgyud = Kriyâ tantra; Spyod-bai-rgyud = Acâra tantra; Rnal-’byor-rgyud = Yoga tantra; Rnal-’byor-bla-na-med-bai-rgyud = Anuttara yoga tantra.

VII. Gzungs-’dus, collezione di incantesimi, in Sanscrito Dhârani. Sono 260 scritti, per lo più brevissimi, compresi in 2 volumi di circa 270 pagine l’uno.

VIII. Dri-med-od, letteralmente: Splendore senza odore. Nell’indice del Bka’-’gyur, pubblicato dallo Schmidt, questo titolo è dato all’ultima classe delle scritture, che compongono questa collezione. È un volume di 469 pagine, che contiene una sola opera, la quale porta il titolo sanscrito: Vimala-