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APPENDICI



I


Delle scritture buddhiche.


Il Buddhismo ha il canone sacro più esteso e più ricco di qualunqu’altra delle religioni, che posseggono un codice scritto. I Buddhisti amano vantarsi di questa loro ricchezza; ond’è che il Prajñâpâramitâ afferma, che Çâkyamuni pronunziò 84,000 istruzioni; e il Ratnakûta dice, che fin da principio la Dottrina era composta di 100,000 capitoli (Wassiljew, p. 154). La storia pertanto di queste scritture, come molti punti della storia delle dottrine religiose e filosofiche, presenta singolarità notevoli e problemi non ancora chiariti.

Intorno alla conservazione della dottrina di Çâkyamuni, gli autori indigeni, al contrario di quello che hanno preteso i credenti di altre religioni, si sono trovati d’accordo in affermare, che si fece da una generazione all’altra di preti, per tradizione orale. Non solo nessuna autorità dice che i libri sacri fossero stati scritti al tempo del Buddha; ma si afferma di più, che ciò accadde dopo qualche secolo, che, come dicemmo, essi erano stati trasmessi di bocca in bocca, affidandone la incorruttibilità alla memoria dei sacerdoti, che prendevano ognuno ad imparare una certa parte del Tripitaka. D’un tal fatto si trova la prova in tutti i precetti del Vinaya,