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parte prima 139

zionata obiezione, che si dovrebbe cioè ammettere che il mondo fosse stato una volta creato. Ma il figlio di Çâkya (il Buddha) tiene fermamente questo principio, che le vicissitudini cosmiche, e la vita mondiale, non hanno avuto giammai cominciamento».1

Un passo decisivo contro l’ipotesi d’un creatore, dice Max Müller, è uno tolto dal Brahma jâla sûtra, il primo nel Dîrgha nikâya, che è a sua volta la prima opera del Sûtra pitaka, o della collezione dei Sûtra.2 In esso libro il Buddha parla intorno a diciotto differenti sètte; fra le quali una è descritta come credente nell’esistenza d’un creatore; ed è contro la fede di quella che egli porta i suoi argomenti. «Verrà un tempo, o Bikshu, egli dice, che dopo un lunghissimo corso di secoli, questo mondo sarà distrutto. — Dopo la distruzione del mondo, voi sapete che molti esseri ottengono l’esistenza nell’Abhâsvara brahmalôka, che è il sesto nella serie (dei Brahmalôka), e nel quale la vita si continua per otto kalpa. Quivi sono esseri spirituali, con corpi puri, incontaminati da cattive passioni; essi hanno piaceri intellettuali, risplendono di per sè stessi, traversano l’aria senza impedimento, e rimangono per molto tempo immersi nella felicità. Passato un altro gran numero di secoli anche questo mondo, detto Abhâsvara, si riproduce, e ne esce fuori il mondo chiamato Brahma-vimâna (il 3.° Brahmalôka).3 — Ora, in un tempo remoto, quando il nuovo mondo Brahma-


  1. Abidharma Kôça vyakhya di Vasumitra, commentato da Yaçômitra, — Burnouf, i, p. 572. — Koeppen, p. 228-230).
  2. Il Brahma jâla sûtra, nell’Indice del Kan gyur pubblicato da Schmidt (Pietroburgo 1845), è la 350.a opera, e la 256.a della collezione dei Sûtra.
  3. Per questi diversi mondi vedi più innanzi a p. 152-153.