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60 parte prima

Scienza.1 La scienza che il Vedanta insegna, per porre termine alla trasmigrazione e conseguire la suprema felicità, è la perfetta conoscenza di Dio, o di Brahman, e dei mezzi, coi quali si arriva all’asserzione in lui. La scienza della filosofìa Sâmkhya, che non ammette Dio, consiste nella conoscenza dei principii delle cose; il primo dei quali è prakriti, «la natura», «la materia eterna», «la causa materiale che produce e non è prodotta», e da cui derivano tutti gli altri principii in numero di venticinque. Il Buddhismo poi, che non riconosce nè il Dio del Vedanta, nè la natura creatrice del Sâmkhya, fa consistere la sua scienza nelle Quattro grandi Verità, che più sopra abbiamo esposte. Esse, dopo avere stabilito che il soffrire e l’esistere non sono che una cosa sola, insegnano che la cessazione della trasmigrazione o del dolore non si trova che nel Nirvâna, o nella cessazione dell’esistenza. Così, mentre la suprema felicità, secondo le filosofia Vedanta, è il ritorno dell’uomo a Dio, a quel modo che una parte si riunisce al tutto, cioè perdendo la propria individualità nel seno di Brahman; e, mentre la suprema felicità dell’opposto sistema Sâmkhya è il poter contemplare la natura con l’animo privo d’ogni passione, indifferente alla gioia e al piacere, al disopra del timore e della speranza, sciolto da ogni legame del corpo; la suprema felicità del buddhista è di uscire dal gran mare dell’essere, di togliersi per sempre dall’Oceano della trasmigrazione, e godere una pace eterna in seno al Nulla.

In quanto alla morale del Buddhismo primitivo, tutto


  1. Vedi il cap. i, e il cap. vi, ove si parla dei dodici Ninâda o delle 12 cause.