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parte prima 53

o nuovo Buddhismo, popola quest’universo d’una moltitudine infinita di Buddha; perchè esso ammette, contrariamente alla primitiva dottrina, che un Arhân,1 dopo essersi immerso nel Nirvâna, resti ancora per qualche tempo nel mondo per istruire gli uomini, eccitarli a seguire il suo esempio, e rivelar loro le alte idee della legge buddhica. Tuttavia i diversi Buddha del Mahâyâna non sono, neppur essi, creatori nè ordinatori dell’universo.2

L’opera del buddha Çakyamuni si può, pertanto, considerare sotto tre aspetti: 1.° nella nuova dottrina che esso stabilì; 2.° nelle riforme che apportò ai vecchi ordinamenti religiosi e sociali; 3.° nelle norme e nella disciplina che egli diede alla confraternita religiosa, o alla chiesa buddhica, di cui si può tenere per fondatore. Se si considerano, dapprima, gl’intendimenti delle dottrine dei savii brâhmani, de’ quali poco sopra abbiamo parlato, e delle dottrine buddhiche nel primo loro incremento, si vede che nel fondamento hanno qualcosa di comune. Infatti entrambe, riguardo alla fede, sono come una rivolta contro la vecchia teologia; riguardo alla pratica o al modo di vita religiosa, una guerra al sensualismo senza limiti, di cui era impregnata l’antica civiltà dell’India. Entrambe avevano in comune il dogma della trasmigrazione, la credenza dell’infelicità della vita, la necessità d’una liberazione dai continui rinascimenti. Ma la dottrina dei filosofi brâhmani e quella dei monaci buddhisti rap-


  1. Arhân o Arhat è il più alto grado nella gerarchia Buddhica: colui che è giunto a maggior perfezione.
  2. Wassiljew: p. 94; — Intorno ai diversi Buddha che furono innanzi Çâkyamuni, e che saranno in avvenire, vedi l’appendice alla Parte prima, che tratta del Panteon buddhico. Vedi anche Introduzione, p. xxi.