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IL BARETTI MENSILE Le edizioni del Baretti Casella Postale 472 TORINO ABBONAMENTO per 11 1926 L. 10 • Estero L. 15 • Sostenitore L 100 • Un numero separalo t. 1 • CONTO CORRENTE l’OSTAEE Anno III - N. 7 - Luglio 1926 Fondatore: PIERO GOBETTI SO>MAR_IO l^FL IAMBEPIM >f^tlcjV|1"rillnruh’P°*’* d,IU -oloull SI Rie. - C. 1.1 Solini a Vtanls - SILVESTRO OALLICO. lain» agli amiti agl Ilari cha legga - O- FORTUNATO: Oloraanl Am.nilol. - R. ROKDF.L: Noie aul nano roeiano

FRITZ von UNRUH poeta della volontà di pace I.

Vi sono epoche di transizione o di matura* zione, in cui le più disparate tendenze e i più disparati sforzi vivono, ancora non chiari, nò coscienti di sè, sul medesimo terreno. La nostra ò, letterariamente, talc. E queste epoche paiono destinato a produrre poeti che, se si impongonq a noi, questo ò più per quella volontà di rinnovamento che ò nello loro opere — sparso di poesin, ma ancora piene di troppi elementi intrusi — che non perchè esse ci appaiono, in classica limpidezza, opere Ji sola ed ingenua poesia.

Gli esempi oggi sono parecchi e la critica, quand’ancho non possa giudicare l’opera d’arte so non con puri intendimenti estetici, dove procederò cauta se non vuole soffocare quello che di vivo ò nella creazione poetica.

Ma è poi certo che, nolle condizioni d’oggi — se poesia ò vita — ben più troveremo poosia in queste opere convulse c romantiche cho non in una moritura freddezza classica. E ben più godremo di aver sentiti e interpretati — anche se cou torbida irruenza — i problemi del nostro tempo, i problemi della nostra anima, che non se ci saremo appagati di pura forma.

Chi avrebbe oggi il coraggio di inseguire, ancora, per lo chiare colline, «tra gli arcipressi foschi», il fanciullo alcionicot La vita è diventala anch» per noi, ne Dio vuole, una cosa molto seria.

Questo dissidio tra forma e contenuto e quest’ansia verso un approfondimento, incombono su tutta l’ultima poesia europea. Ma per lo più pare che gli scrittori restino inferiori al loro compito. Dove troveremo un poeta cho si avvicini a noi come uomo, che senta il nostro doloro di uomini 1 Quali poeti hanno interpretato la guerra, die ancora oggi pesa così terribilmente sul nostro animo, quali hanno sentito l’angoscia del nostro dopo guerra? Ed è per questo ohe so troviamo in un altro clima letterario qualcuno che, ecco, senliajno ha interpretato — in parto almeno — quello cho ò il dolore, la speranza, la fedo di tutti, co ne sentiamo commossi.

La critica si fa sforzo di affetto.

E’ stato scritto su questa rivista: c espressionismo e poesia di guerra sono, in Germania, congiunti. L’espressionismo ha veramente dato il meglio di sè a oodesta lirica bollica.

Come realizzare più chiaro il vantaggio enorme che la poesia di oggi ha su quella di appena un secolo fa, cho raffrontando, per esempio, le liriche di Alfredo Vagts con quelle di Teodoro Kornerf Al contrario di quello cho il lettore italiano potrebbe aspettarsi forse, le poesie germaniche di guerra sono cosi poco sciovinistiche, così antiretoriche, così intimamente umane, così fremonti di orrore e di pietà, di fratellanza o di mistero che noi siamo indotti a concedere loro la palma tra il vaniloquio della produzione consimile pullulata in altri paesi, su oui la guerra è trascorsa suscitando pari strazio, ma impari potenza di trasfigurarlo in arte. L’espressionismo è veramente la poesia di questa guerra... (E. Giànturco. La lirica tedetea contemporanea).

Sono parole vere. Forse a spiegare questo fatto ci può servire la vecchia osservazione di M. de Staòl: «les nations de race germaniquo eont toutes naturollement religieuses».

E qnnle semolatrice di pensieri religiosi più forte cho non la guerra! E una guerra che la Germania ha sentito, più di noi, in tutta la sua vuota terribilità.

Il senso della inutilità della strage pesa sulla nuova poesia.

Quale differenza infatti, nolla stessa Germania, tra la lirica di Arndt: «Zu den Wnffen:

Zu den Waffcn I — Zur Hòlle mit don welchcu Affenf» — a cui risponde dall’Italia: «Su nell’irto increscioso alemanno!»; c lo parole con cui il più rappresentativo poeta tedesco di oggi introduco il suo libro di guerra in terra di Francia: t Pourquoi done te laissor quitter le Seuil de la patrie natale? — Parco qu’il est tin chose qui, touB, nous Ita: le sang... Parco qu’entre le bercenn et la tombe, nous ne vivons tous ou’uno seule vie, — voilà pourquoi j’ai con fianco ou tu route. Voilà pourquoi j’capòre quo fora compita le message de ton chant — lo chant do nos tourmcuU à tous — do mémo que, de part, et d’autre, — au delà de la figure grimun^ante ou petrifiée de la baine — il y avait encore dea hommes qui cherchaient la verità».

II.

Fritz von Unruh può essere considerato corno una delle più nobili figure della letteratura contemporanea europea. I^a critica potrà malcontenta rifiutare gran parte dei suoi drammi, ]>otrà distinguere molto di artificiale nelle sue Opero di prosa. Non per nulla si ò figli di un’epoca così torbida o si è stati catalogati tra i poeti espressionisti (viene quasi involontaria la definizione: espressionismo, ossia incompiutezza di espressione). Ma una cosa noi anche lettori stranieri sentiamo di vivo e di grande in Unruh:

la profonda umanità della sua anima, o la sua sincerità energica.

Fondamentale, in tutta l’opera di Unruh, ò il bisogno di uscire: fuori dai legami del passato o del presento — ad lina nuova vita. Questo bisogno si può spesso mascherare in ideologio © chimere poetiche, ina lo sentiamo sempro, anche nei momenti più grovigliosi, chiaro, impellente ed energico, — motivo, più che di poesia esterna, di tormento intcriore. — Così il pa.

citiamo di questo poeta — ecco, lo vediamo porsi con una linea tutta chiara o salda — così cho l’energia, la vita, ecco: 9ono dalla parte di chi grida pace, non di chi invoca 1a torbida guerra. Noi sentiamo che questa non ò sovrapposizione politica ad uno stato d’animo interamente personale od idillico (così, ad es.

il socialismo di Pascoli e di altri poeti), c non ò un passatempo (il comuniSmo di A natole Fran.

ce), ma è il tormento stesso del poeta che trova in questa presa di posizione il suo approfondimento, la sua verità.

Noi abbiamo del *M una poesia di Unruh, arruolatosi nel 5.o reggimento Uluni: «Il mondo ha bisogno di noi. Ulani... — Il sacro dovere, noi lo adempiremo.— Parigi è la nostra mèta». E di questo combattente non si può dire che è la stanchezza che lo ha rivolto a nuovi ideali, fiacchi.

D’altronde l’energia con oui oggi il poeta si pone come «soldato della paoe» egli l’ha posta in tutta la sua opera, che vibra, tutta appunto, di un immanente significato morale. Insomnia — conviene ripeterò quello che già da altri è stato qui accennato: — egli ha riportato Vethos nella poesia tedesca. E lo ha riportato come poeta e non come moralista, ossia, non ha ragionato, ma ci ha portato i suoi problemi — drammaticamente — senza soluzione preordinata.

ma oon quella soluzione implicita elio il tormento dell’uomo le imponeva.

Si può dire cho sempre la poesia ò autobiografia — almeno autobiografia interiore — , <* «quanti on parie de soi. la mcillcure muse est la franchise»: Come di de Vigny si ò potuto dire che il problema centrale, il frequento dissidio tra dovere di soldato e coscienza di uomo, ò — come dico Croce — «piuttosto smarrimento e tormento dovuto a delicate sensibilità che non quesito teorico», in Fritz von Unruh abbiamo questo dissidio: dovere di soldato — umanità, allo stato puro, ossia, appunto non quesito teorico, ma tormento profondo e ibrante del poeta e, aggiungiamo, dei suoi contemporanei.

Questa immediatezza può muderò alla poesia, ma come, conservare la senilità dì Goethe che, sotto il cannone che segna!•? tappo della pigra campagna di Francia, lia occhi* per lo indagini di scienza naturale — quando tutto il nostro animo è prata dalia tragicità orribile di un macello senza <.» si ‘nl!n piir-’ta umida — gocciola sangue, gì:ci ila sa: mie — dov’ò la mano — cho vi por «un fin t«E’ difficile parlare con In giusta misuri di poeti contemporanei. Spesso l’identicità di pen.

aiori, di propositi, fa velo alla chiaroveggenza del critico. Ma per intendere un poeta l’essonzialc è porsi nel centro del suo mondo poetico e sentire di quanta verità questo sia permeato e con quanta sincerità sia espresso.

Il problema militare è 9tato posto a Unruh, conio a de Vigny, se è lecito paragonare un poeta d’oggi al più grande poeta franceso del secolo scorso, sin dalla nascita, dalla tradizione di fa.

miglia «jo vis dan» la Noblesse une grande famillu de soldnts héróditnircs, et je ne pensai plus qu’n m’élcvci à la taillc d’un soldat» — o quindi, poi, dalla carriera che ha seguito. Si può dire che la guerra non lo trovasse impreparato ai suoi tormenti.

Of filiere è il primo dramma. Il dissidio è tra la vita di caserma o la vita eroica che un giovine ufficiale sogna («a diciott’anni, mio padre era già decorato...»), c, nella vita di campo stessa, tra dovere e impulso libero. Non a torto la situazione ò stata definita falsa: Veroicità non sta nel combattere, come il dissidio fra dovere di uomo o dovere di soldato non si risolve nella difficoltà di interpretazione e di ap.

pii catione di un ordine, ila quello che vibra in tutto il dramma ò quel bisogno di uscire, di compiere la propria vita, che sarà uno dei temi di Unruh. E la forza drammatica si avvalora da IT esser è lo duo volontà, caserma — vita eroica, rappresentate con ogiiale intensità, quasi uscito da uno stesso bisogno di vita. «Io volevo combattere per un’idea! Aprirò una strada agli altri I Por questo sogno, io ho vissuto, servito...

O rimane questa giubba solamente una mascherata...! Sentire io voglio... che sono ufficiale...»

- «Adempì il tuo dovere... Non far paragoni!

Percorri la tua strada senza titubanza... la strada diritta del dovere Come tu la per.

corri, in questo, mio figlio, sii eroel»

Verrà la guerra a porro con ben maggioro intensità, c la rappresentazione duU’aiiisla ne larà tanto più completa, il problemi del dovere.

Tn Of filiere e ih Luis Ferdinand la liberazione era intesa come la indicava il comune sentimento; il dovere, sia dovere eroico o dovere quotidiano, entrava nelle vie della tradizione.

La via non ora cosi aspra come pareva. Luigi Ferdinando compio la sua liberazione, riaffermando la forza della legge morale, nella morto; ma egli ha per sò l’adesione della sua epoca, o il compito del passato. Nella realtà, la morte del principe caduto a Sdalfeldcn è stata glorificata dai coutcmpor&nci: Madame de Stael dirà che: «l’ardent héroismo dn malheureux prince Luis doit jeter encore quelque gioire sur ses coinpagnons d’armes» — dell’infelice guerra che condusse a Jena gli unici canti che rimarranno tra il popolo sono quelli a gloria del principe Luigi.

Anche l’ingenuo desiderio di gloria scomparirà nella realtà delle trincee. Quello cho ora desiderio di profondità o di verità, e che era schematizzato nel dissidio tra dovere e libertà (il dramma,S (firme che pone questo dissidio, specialmente sotto la forma: tradizione — amore — libera ispirazione capovolgitrice dei valori tradizionali, ò stato iniziato prima della guerra), dovrà percorrere un ben aspro cammino attraverso la dura realtà — ma così si perderà quello che vi era di ideologia, ed avremo la dirotta esperienza del poeta. Alla nostra mente si può parlare di scopi guerreschi c della necessità delle cause di una guerra — la nostra anima chiede un perchè più profondo, cerca, se pure invano, iiiia via d’uscita:

  • ’chi mi può indicare la strada? — chi sa tro.

vare un rimedio, se tacciono le labbra di Dio!»

Tn (’)pferg»nfi non abbiamo che una specie di diario: pochi mesi di guerra, un piccolo settore (ma quale!), semplici e jjochi i personaggi, l’azione quasi annullata da questa semplicità, — brevi periodi, brevi tocchi, quasi nessuna descrizione, un fondere noi periodo violento quasi le opposizioni stesso della guerra — ci dà ancora di più il senso tragico della battaglie.

Dopo averlo letto, anche una sola volta, chi non sento che, ecco: Werner, HiUbrand, Kellner.

il volontario sono diventati — per il martirio silenzioso di milioni di uomini logioneT Già prima in Vor der Entscheidung, poema drammatico (il dramma ò quasi la forma naturale di Unruh) era «l’ulano» che percorre tutti i gironi della dolorante umanità, di questa umanità alla quale la guerra paro abbia veramente «guardato troppo a fondo nel cuore».

Qiiollo che nel poema era canto: «Dobbiamo patire la fame — e la malattia, — starcone gettati oziosi a terra, — soffrire il freddo, morire»

in Opfergang è rivissuto nei particolari di ogni giorno, ma con non meno vigorosa drammaticità:

arida o desolata.

Siamo ancora al prc/blcma centrale di Unruh:

dovere, libertà: gli uomini, annullati dagli avvenimenti che tutti li dominano e li fanno strumenti («come i) vento solleva lo foglie o non permette ohe sostino, cosi sta, da oggi, diotro a voi una volontà che vi spingo»), si riconquistano nella loro vita interiore. E la riconquista di se stessi, contro questo Sturm che •■i domina, attraverso il dubbio o lo smarrimento («in mo cresce il dubbio. Ripugnanto coinè un fungo di notte. Dicci volto al giorno 10 gli sfuggo. Cento volto egli ritorna»), quanto ò più profonda e vigorosa I La forzA di questa opera di Unruh stA appunto nella mancanza di fede. — l’entusiasmo guerriero ò caduto (ma come è rappresentato bone in tutta la sua ingenuità diciottenne!), ma non è neppure l’imprecazione inutile di un disincantato di poco coraggio — ecco: è la raS90gnazione, che non ò pigra, non si lo menta, ma trova in se stessa la forza per l’azione.

Si può comprendere cosi il perchè di tanta poca decorazione, di una solennità contenuta in limiti esiguissimi. Ma corno rendere in italiano la foga concisa del tedesco di Unruh — uscito, corno quello di tutti i moderni, dalla rivoluzione espressionista, e insieme così personale?

«Werner camminava senza armi, serrando i pugni, davanti alla truppa d’assalto, muto.

Volgendo la sua testa, come quella di un’aquila indietro, ora a distra ora a sinistra, gettava ondate di raccolta energia sopra l’attacco o presso di lui il tamburino lo seguiva come sciolto da ogni legamo. I suoi pugni violacei s’abbassavano sulla polir» del tamburo. Quello che suonava non era una marcia. Era la crescente csprcssione dell’orrore della morte. Orribilmente, ritornava a costringere il canto, spezzato o con.

vulso, ad un solo ritmo, quasi uscito dal battito stesso ardente o crescente della distruzione. La fiamma covava sotto il bosco, ma non divampavi ancora. — Un Blockhnus dopo l’altro fu ridotto ad un silenzio di morte. Lo armi, grigie, d’acciàio, cannoni c mitragliatrici restavano abbandonate, senza direziono, immobili, dietro l’impetuoso movimento d’avanzata. — Como raggio di sole di maggio il volontario correva fra gli alberi, ora qui ora là, portando gli ordini del capitano. Il suo pugnalo riluceva come metallo fuso. Ed avvenne che, mentre usciva da un Blockhaus, vedendo vicino asè colpiti dei compagni, si precipitò in avanti, e la sua bianca baionetta trapassò tre petti di francesi. Sorridendo, come afferrato da una forza ignota, si aPP°£g‘av® parete sanguinante, mentre Clemens gli gridava-, «avanti, alla terza trim, cea!» «Li ho uccisi e non li posso guardaref> Clemens piegò i ginocchi, posante, ma il clamore della battaglia lo tolse corno un automa dalla sua vertigine. Afferrò per un braccio il fanciullo che fissava ancora quei volti irrigiditi, c lo ricacciò avanti nell’assalto».

Abbiamo nell’ultimo libro di Unruh una vigorosa descrizione di quella cho era l’energia interna che animava (ed anima nel ricordo) i capi tedeschi di#guerra. Tutta la severità.di una scuola militare tedesca che preparava gli uomini alla guerra: «Spuria era l’esempio» — la rievocazione di un’energia capace di far devota tutta la vita di un uomo, sacrificio di tutti ri segreti moti del cuore, ad un’idea, sia pure una idea di guerra. Il poeta che è ormai già un «combattente della pace» sa comprendere i suoi avversari Noi andremo più in là — quasi vedromo nella vigorosa saldezza, in quella chiarezza senza illusioni, ma senza dubbi, con cui si pouo per una via non facile, la continuazione di quell’ideale ascetico, e di un ascetismo operoso.

di cui sono grande esempio i fondatori c i consolidatoti ucMo stato prussiano. E a que.

sta energia sincera che, come tutto le saldo convinzioni, sa comprendere gli avversari e lo disparate situazioni dobbiamo un senso drammatico pieno di nobiltà o, oserei dire, veramente creatore.

III.

11 libro di gueria (Opfergang) e quello di paee (Fliìgel der Nike) sono lo due opero più completo o che ci ottraggono di più; ma ò forse nei tre drammi usciti dopo la guerra, cho un critioo dovrebbe ricercare il centro, caotico e convulso, del mondo poetico di Unruh.