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IL BARETTI

MENSILE Le edizioni del Baretti Casella Postale 472 TORINO ABBONAMENTO per il 1926 L. 10 - Estero L. 15 Sostenitore L. 100 • Un numero separato L. 1 - CONTO CORRENTE POSTALE Anno III • N. 4 - 16 Aprile 1926 Fondatore: PIERO GOBETTI SOMMARIO: S. CARAMELLA: Surrealismo — U. MORRA DI LAVRIANO: Falso romanio — * s II ròccolo — A. CAVALLI: Arie a Slorla — A. CECOV i L’orso — A. POLLEDRO: Urica russa conltmporansa.

SURREALISMO Da due o tre anni il «surrealismo» ha acquistato diritto di cittadinanza nella repubblica parigina delle lettere: con passi modesti, perchè ormai non ci più) essere più mólto interesse da spendere senza compenso per un ottavo o decimo movimento rivoluzionario, dopo lo sfruttamento che ne hanno fatto i suoi predecessori, — ma con una certa vigoria, per merito dello valenti penne a cui sono affidate le sue sorti. Philippe Soupault, Robert Dcsmos, Joseph Delteil, Louis Aragon, André Bréton bastano a formare una piccola Plèiade (i$-jésus): e di altri adepti cc n’è almeno una ventila. I uco-bcrgsoniani, i freudisti, i proustiani non hanno denegato le loro simpatie:

e gli stessi fulmini di Thibaudct non hanno scosso l’edificio perchè avevano un bagliore assai smorto. Con la sicurezza clic viene da una favorevole situazione di fatto, Bréton si è accinto in un apposito Manifeste du Surréalismc (éd. du Sagittale) a spiegare cd esemplificare tipicamente il vèrbo surrealista: impresa pericolosissima, a cui non ci si accinge se non si hanno le spalle coperte.

Il risultato che si può cavare dal Manifesto è, però, sostanzialmente questo: clic il «surrealismo» non è punto un movimento artistico, ma solo un perfezionato metodo di introspezione psico-analitica, che rappresenta quasi l’esasperazione della tendenza Bcrgson-ProustVnléry-Joyce.

L’espressione letteraria viene considerata solo come un mezzo di conoscenza, come un organo di rivelazione della verità.

Mi la verità surrealista non è la cosidetta verità dell’esperienza normale, non è la semplice realtà della coscienza quotidianamente vigile nell’uomo comune: è una verità clic sta sópra alla realtà ordinaria, c che si può raggiungere soltanto a patto di saltare sopra la propria testa o scendere sotto il proprio livello, cioè liberandosi dagli schemi c dai punti di vista dell’io di tutti i giorni e immergendosi nel liquido flusso di un meraviglioso mondo spirituale, il mondo delle pure immagini. Posizione schiettamente romantica: e l’esaltazione del meraviglioso, del fantastico, dell’» irreale»

che invece è più reale della realtà stessa, costituisce difatti uno dei cànoni più appariscenti del surrealismo. Soltanto i dominatori di questo mondo supcriore c misterioso sono capaci di creare: gli altri, artisti o letterati die dir si vogliano, compiono solo un pedestre lavoro di incarceramento o di intarsiatura del surreale nel reale, del fluido divenire nella cristallizzata e inerte esteriorità della esperienza (c questi sarebbero, evidentemente, i «classici»)/, Bréton stesso ricorda a questo riguardo il «supernaturalismo a di Carlyle: possiamo ricordare, più genuino ancora, l’idealismo magico di Novalis.

Ma, ripetiamo, il tono di questo surrealismo romanticheggiamo è dato non dal romanticismo tradizionale, ma dal bergsonismo e dal psico-analismo letterario- Vedasi infatti come viene definita la «sopra-realtà». Si tratta di quelle immagini assolutamente libere da ogni connessione logica c pratica, c quindi strane o assurde iu confronto delle percezioni normali, che vengono di solito ad affiorare nella coscienza quando la normalità della sua vita è perturbata o infranta da una qualsiasi cagione di squilibrio fisico-psichico, — c clic i surrealisti si arrogano di poter evocare, seguire, esprimere a loro piacimento, grazie a un costante esercizio e a peculiari qualità introspettive.

Per esempio: tutti hanno provato qualche volta la penosa apparizione nel campo delle immagini mentali di una serie di rappresentazioni sconcertanti, mentre un dolore di stomaco assorbe, l’attenzione della coscienza o una leggera febbre li assale intorpiditi nel dormiveglia. Sono le immagini» pure n, che si staccano dal fondo del subcosciente e salgono come farfalle alla luce; e sono queste la preziosa verità surrealista; tumulto incoerente di sensazioni qualitative, di rappresentazioni sfiorite e rinfrescate (l’un subito, di desideri vaghi, che si fondono in una sarabanda infernale una volta die sia rallentato il freno imperioso della pratica. Bergson aveva concepito proprio su tali termini il rapporto tra il mondo dell’esperienza c il mondo delle immagini:

sciolte c slegate di per sè stesse o vaganti nel buio dell’oblio, queste vengono coordinate rigidamente dalle forze e dai bisogni dell’azione, rievocate e ravvivate dalla memoria che concorre a illum narc l’azione stessa. Proust aveva mirabilmente descritto questo regno segreto dello spirito nelle sue multiformi manifestazioni: mentre Freud lo interpretava geneticamente e fisiologicamente. Dopo, ancora Paul Valéry ha ricollegato, secondo la concezione stessa di Beigsou, il turbine de!!, immagini con la trasc.udcnza dell’intuizione elle lancia i suoi colpi di sonda nel divenire extrutemporario e sublima l’atto umano nell’eternità: c James Joyce ci In dato la più sistematica illustrazione possibile della scienza da questi punti di vista. Ma i surrealisti, con mal celato disprezzo per questi normalissimi tentativi di approfondimento e di comprensione, si attaccano alle conseguenze più stravaganti del nuovo metodo c proprio su (pielle innalzano la loro bandiera.» Le pare, à cette lieurc, étcndait ses mains blondes au-dessus de In fontainc magique- Un cli&teau sans signification roulait à la surface de la terre u; ecco, secondo Bréton, un esempio di soprarealtà.

S. Caramella.

FALSO ROMANZO

Les faux tnonnaycurs: associazione di ragazzi falsarii di monete, cresciuti da genitori falsificatori della vita e della morale casalinga, educati iu un collegio (piasi.quivoco sotto la guida (l’un falso e retorico pastore protestante.

I quali ragazzi, illusi d’esser ribelli, si fanno strumenti d’uomini dissimulili e perversi che celano sotto un’attività connine e innocua chissà quali occulte mire. Mn l’occhio dello scrittore che li vede muovere, (e pare che si muovano cosi nervosi c- imprecisi per il suo sollazzo), è aneli’esso viziato e torbido; siccità (’imagine raccolta nella sua retina è, più clic capovolta, tendenziosamente storpiata.

Questo scrittore non è tuttavia h persona di André Gidc, ma un suo sdoppiamento o anzi un suo primo approssimato abbozzo. Gide sorveglia e guida in Edouard uno schema, una marionetta di sè. Forse gli piace d’aver obbiettivato quel clic reputa essenziale nclh sua vita, d’aver indicato il modo e l’incertezza della sua arte; c forse, per farsi più leggiero, lenta burlarsene, mutando il suo eroe-sosia in uno scrittore balordo. Rispetta l’analisi e l’indagine psichica nelle pagine riferite da un giornale intimo. Gidc ha canqx) nel resto del libro di considerare i suoi i>orsonaggi fuori dal limbo dei motivi e di disegnarli a giuppi, all’aria aperla, sotto un taglio di luce più fredda c più universale. Con la rapidità dei passaggi di tono, con gl (incontri c gli scontri delle persone, con l’incongriKiiza del racconto e la complicità misteriosa per cui i vnrii protagonisti, senza mai averne coscienza, ne passano il filo, Gìde spera di far accettare la sua merce sotto la specie di libro d’avventure; ottiene in vece di sponger, la possibile commozione, che il lettore anche più disposto sente mancare «piando s’accorge del giuoco continuo e obbligatorio come il più monotono dei pensi.

La prosa di questo libro, a forza di voler parere staccata e disinvolta, dimostra l’impaccio del suo autore e la pesantezza che grava su coiti argomenti ora clic li tratta, si direbbe, per programma e anche in linea teoretica. Le sue antiche pagine delicate, e come trasparenti, erano il segno e il frutto del suo dilettantismo acuto; distillata nella scrittura, qualunque passione era chiara. Ma questa chiarezza, che è vicina alla purezza, pare che da un pezzo gli sia negala. La peggiore delle su. avventure fu la pubblicazione di «Corydon»; poiché se quel trattato restava chiuso nel cassetto, Gidc non si sarebbe assunto nessun impegno. Si potrebbe imagiuarc nun specie* di storia psicologica, che narrerebbe come quell’opuscolo, scritto da anni ma teso quasi inconfessabile per la sua segregazione venisse a gravare sulla coscienza dclPautore come una continua mala azione, clic non ci se nc libera fin (piando la confessione generale non no cancelli anche la memoria. Mn il tribunale di penitenza d’uno scrittore è il pubblico, che non ha l’abito d’assolvere c di dimenticare. Dal giorno che gli capita sotto mano un brutto libro, d’un autore famoso per giunta, e che tratti d’un argomento per niellili scollante, s’apre un conto fra lui e lo scrittore che è difficile questi possa saldare.

A dissipare l’impressione di «Corydon», tanto acerba e penosa, Gide s’è fitto in niente che gli ci volesti un gran romanzo, tutto vivezza ed azione. Ma, naturalmente, ci avevano a stri di casa quelle tendenze sentimentali e quagli affetti ei e ormai gli paiono i soli sii cui si pr-jsa appuntare la sua attenzione.

Non si vuol indagare che cosa ci s a sotto in cori pov.ro risultato. Certo, dopo tinte paghe e tanti andirivieni, non si riesce a vedere nè Parigi, nè l’inquieta adolescenza, uè il meschino Eduardo, nè il cinico conte di Pnssavrnt.

Una volta, Gide s’era fatto l’apostolo della bellezza c della purità delibi atto gratuito»; interessante, (piando rom|>c la monotonìa d’unn consuetudine c nc libera i seguaci, illudendoli di inalzarsi in paradiso. Tutta una vita d’atti gratuiti sarebbe però una poco dilettevole vita da manicomio. Qui son gratuiti tutti gli eventi, tutti i personaggi legati da vincoli cosi occasionali cd occulti, c l’atmosfera della città in cui vivono; è gratuito c indisciplinato il tono del romanziere. Falsa dimostrazione d’ima falsa vita; due errori accumulati non si elidono e non fanno davvero una verità.

Umberto Morra di Lavriano.

il RÒCCOLO

Il Presidente della Repubblica francese, Doumerguc, ha inaugurato solennemente Vìnti fato d» Coopcrazione Intellettuale, stabilito a Parigi, alle dipendenze della Società delle Nazioni.

Sede magnifica: al Palais Royal. L’//ln*trutinn ha stampato delle fotografie dello cerimonie. Ci si vedono degli splendidi ’laioni, il profilo da medaglia del Luchaire, che è il presidente, e le faccio degli altri delegali: ma questi devono essersi mossi durante la posa, i loro tratti sono riusciti confusi. Confusi, almeno almeno, collie il programma dcllTstituto.

Su questo piccolo avvenimento, l’uomo ragione volo osserva:

La Cooperazione Intellettuale è sempre esistita, e si ò sempre svolta in modo soddisfacente.

E’ assurdo sostenere, che essa possa essere promossa dai referondarii, dai segretari, e dalle dattilografe più o meno ninfomani; c sr gli interessati affermano questo, segno gli è c le non sanno cosa dire per spiegare la loro pi (.-sènza nei salimi del Palais Royal. Sarebbe molto più semplice ammettere la verità: cioè che Vhdtuto è un pretesto per utare a Parigi, trarre atipcndii del bilancio delle Società delle Nazioni, e vivero così piacevolmente.

Osservazioni da questo goncre sono tropjx» facili:

forse perciò, per nobilitarle alquanto, si dà ad esse, talvolta, un nome inglese, e si chiamano osservazioni of common sense. Esso sono poi duuuose, perchè equivalgono ad insinuazioni contro l’Istituto, e ogni simile fondazione, e finiscono sempre in un biasimo contro; signori che he tirano sostentamento c vantaggio. Ora, invece, a nic preme far notare, come sia cosa bellissima che quest? vi «ano; che se ne creino di nuove; clic siano conferito secondo scelte di favore, uenza che gli eletti debbano uscire dai |:*rchi-buoi dei concorsi.

La vita intellettuale ha bisogno di prebende.

Gli antichi regimi avevano i benefici ecclesiastici, che, tutto sommato, funzionavano eccellentemente, I regimi liberali cercavano di creare un surrogato nelle cattedre universitarie: che potevano essere prebende modesto, assegnate a uomini Iagliaii por pensare, e che parevano assicurare una relativa libertà; ma fu ripiego insufficiente. Le democrazie sono ostili all’indagiite scientifica, e non possono tollerare le libertà universitarie. Se la Lega delle Nazioni ora, riuscisse- almeno, con tutte le ramificazioni dei suoi uffici internazionali, ad assicurare a qualche centinaio di cervelli quello libertà di ricerca e di linguaggio e insieme quegli ozi, che per esempio un Medico del Cinquecento assicurava a imi suo suddito letterato o erudito, ebbene, la Società delle Nazioni farebbe già molto. Naturalmente, il conferimento del beneficio implica qualche obbligo di convenienze; bisogna clic Luchaire e i suoi colleghi onorino formalmente la Lega delle Nazioni, o i suoi dirigenti burocratici di Ginevra; sarebbe opportuno che dedicassero ad essi i loro scritti i loro lavori, tal quale facevano, beneficiali degli antichi regimi verso i loro padroni. Nessuna jKJrsona in teli igen to se ne scandalizzerà.

Anzi, tutte le persone intelligenti faranno finta di credere davvero alla Coopcrazione intellettuale, © alle importanze, utilità «• necessità dell’Istituto inaugurato ul Palais Royal.

Libro da segnalare per lo studio della teratologia americana: ■ Up Stream» («Contro corrente»), di Ludwig Lewisohn. Uscito due anni fa, in America. Tradotto sei incoi fa in Germania.

Frankfurter Societalg J)r (Ideerei. Dopo la solita sosta, arriverà a Parigi; credo elio di qui a altri due unni lo avremo in Italia come novità.

11 I.cwÌ8ohn racconta nel libro la storia della sua vita. Lewsoh... Lewichsoh... Puzza di ebreo tedesco. Precisamente. Egli è cittadino americano, figlio di un ebreo berlinese, emigrato a Charlestown, nella Carolina del Sud, a otto anni. Cittadino americano: ma oh, come la sua cittadinanza fu diversa di quella di cui godono tutti i milioni di anglosassoni della Conderaziouo; come l’America fu chiusa, come fu feroce, por il piccolo obreuccio venuto d’Europa.

Bisogna leggere il Lewioohn. Bisogna leggere dol padre, sperso nella città di provincia amori, eana, boicottato a morte dalla «Società» quale «Società» Dio mio!, di Charlestown, isolato scnz’altra ragione che quella d’essere uuo «nuovo», un piccolo borghese ebreo e tedesco; il triste intorpidimento di quel cervello di borghese europeo, colto come si era ancora colti, a Berlino, quaranta o cinquanta anni fa; con qualche lettura, con qualche sforzo di idee proprie, con qualche tentativo di critica... Tutto cose proibite, n Charlestown. lì piccolo borghese ebreo «tedesco fu tagliato fuori; ridotto al contatto dei soli negri, dei braccianti italiani, degli altri immigrati undesirables; confinato dietro il banco di una bottega. Morì di crepacuore e di nostalgia.

Il figlio, portato in America, fece la cosa alla nuova vita. Lettorato, non rinunciò al vecchio mondo dond’era venuto; ma anzi, lottò per sè, o per conquistare ai poeti più inquieti c sottili del suo paese di origine, Delunel e Rilke e George, un pubblico, anche fra tutti i milioni di uomini del continente americano. Si fece largo a gomitate, pur essendo marchiato con quella ■ lettera rossa» che i puritani di oggi non applicano più materialmente, col ferro rovente, sulla fronte, ma che però usano sempre por segnare convenzionalmente colui che non ò dei loro. Il giornalismo, l’università, tutte 1? strade ebbero per lui trabocchetti e siepi speciali appunto perchè era lui: un europeo, in fondo, un uomo inquieto, con troppe idee, «un Goethe»; dunque era un sovversivo.

Ora Lewisohn è arrivato: i suoi saggi sulla.Xation sono pagati lautamente, è professore a Madison o a Columbus; ha vinto l’America ha vinto la suu vita. Ma ò stanco. E si duole di es«ore andato, tra gli Americani suoi compatrioti, contro corrente, Up Stream. Non si può senza guai...

E adesso, la canzone della scienza nelle università americane. Chantez-moi (a.

««# Amo il vecchio Esiodo, e i suoi mostri eoe!

dolci e miti, cosi affezionati alla famiglia, e pacifici, in confronto alle democrazie moderno, che portano scritto in fronte: «Noi siamo figlie del vero Dio». La Teoponia mi conforta del diritto di autodecisione dei popoli: è meno sanguinaria.

«La divina Kkidua dal fermo cuore, metà • ninfa dalle belle gote, metà serpente mostrilo«so, nutrito di carni crudo, divenne incinta.

«Ed cosa partorì il mostruoso ed ineffabile Certi boro, cane di Ades. dalla voco di bronzo, con • cinquanta teste, imprudente e vigoroso. E poi «essa partorì l’odiosa Idra di Lcrim, che fu «nutrita dalla divina Era. E poi essa partorì «la Chimera, dal soffio terribile, enorme, cru• dele, orrenda, robusta. La Chimera aveva tre «leste: la prima di leone vigoroso, la seconda •di capra, la terza di dragone. E poi essa parli tori la Sfinge.»

La nursery di Ekidna mi fa sognare. Quali scene intimo! Cerbero, il primogenito, il più grandetto, doveva essero il braccio destro della mamma, il faccendone di casa. L’Idra di Lcrua, >uon so perchè, me la immagino da piccola un