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Fondatore: PIERO GOBETTI MENSILE LE EDIZIONI DEL BARETTI CASELLA POSTALE 472 TORINO ABBONAMENTO per U. 1927 L. 15 • Belerò L. 50 • Sostenitore t. 100 • Un numero separalo L. 1. CONTO CORRENTE POSTALE Anno III • N. 12 * Dicembre 1926 SOMMARIO i S. CARAMELLA i Propelli! Sii " Birilli.. - P. FLORES i RIcHiiti di «ai cttUc. - A. CA)UMI i Tolilol puro uaguo - R. M. R1LKB: Llrkhi - 0. NECCO: Lo *• Stuadinbocli «di R. M. Rlihl — S. BERTRAND: Spoaliallld - M. L1SDERO t La po«»la tarbo croata — Pillola *“ N. SAPCONO: Oli «ludi critici! Machiavelli — UNO DBI VERRI: La diottra da! pugni.

Propositi del “ Baretti

Tre anni (li vita, modestamente, ma costanTcmcnto impiegati nell’attuazione di alcune idee non volgari; una tradizione, appena iniziata, da consolidare c da propagare; il peso di un’eredità non facile a portarsi: tanti moventi ci spingono a chiarire, in vista dell’anno nuovo, le nostre intenzioni e le nostre tendenze. In u» clima culturale che non lascia vivere movimenti c periodici se non a patto die si corrompano appena sorti, esprimere il proprio animo e definire un atteggiamento è già un passo notevole. • ai a: La poesia e l’arte del secolo ventesimo si offrono ai nostri occhi come un torbido torrente dirómpanosi in mille bracci, senza che mai le sue disperse forze si riuniscano c si accrescano fino a meritare nome e portata di fiume. I*a causa principale di, questa debolezza ó forse che, secolo romantico se.nitri ce ne furono mai, cosi da poter rappresentare il potenziamento massimo del romanticismo, il Novecento è finora rimasto viziato da un eccesso di preoccupazioni autocritiche, le quali, don fondendo il classicismo e il neoclassicismo tradizionali con quel quid classico che necessariamente era assimilato dal nuovo organismo spirituale, e spostando inutilmente il significato c i termini della questione romantica, hnnno finito per dar luogo a un insieme di capricci dilettantistici o per trasformare la vena originaria in un giuoco d’artificio. Crediamo che si debbano oculatamente raccogliere, nel cumulo delle «manifestazioni» artistiche da tempo inscguentisi come onde senza riposo, quei fiochi granelli di essenza l>octica da cui si ricava la natura del nuovo tempo. E che questa sia romantica, nel senso più raffinato del termine, è fuori dubbio: non mai è stata così altamente difesa c celebrata e attuata la libertà della fantasia creatrice. Ma crediamo anche che questa libertà non possa realizzarsi se non acquista coscienza dei suoi limiti e. prima di tutto, mi certo equilibrio interno che solo è segno sicuro di maturità. Il nuovo secolo è ancora giovane, e pur deve sforzarsi di essere precettore a sé stesso. Questo equilibrio e questi limiti di cui parliamo non vanno cercati fuori del centro di vita che ne ha bisogno: essi devono risultare da uno sviltqqx) di quel motivo che a ragione si ritiene essenziale per l’arte contemporauca, e clic consiste nella interiorità squisita e sottile di ogni intuizione, di ogni rappresentazione. Anche le espressioni più definite c concrete del moderno spirito artistico tendono a rivestire questo Carattere di risonanza degli stati più intimi che possano vivere iu noi. Perfezionare con intento sforzo questa capacità di penetrazione e di echcggiamento è l’unica via possibile per arrivare alla scoperta di una vivente norma della nostra arte. A percorrere questa via gioveranno per altro due complessi di indirizzi c di avviamenti che noi vorremmo presi ed assunti dalla critica e dalla letteratura. Il primo dei quali riguarda anzitutto l’idolatria del nuovo e il disprezzo dell’antico, che possono, è vero, essere indici di una rivoluzione, ma che oggidì troppo facilmente si scambiano, nel mondo della cultura, |K*r la rivoluzione stessa. In «specie nei riguardi dclEOttoccnto, padre nostro per tutti i versi se ò il caso di riconoscerne uno, si eccede da troppi nella demolizione c nello spregio. Ora proprio nell’Ottocento si ha modo di scemerò, fra una scric vastissima e quasi compiuta di esperienze artistiche, quali mète possiamo prefiggerci e quali valori debbano considerarsi sostanziali e indispensabili per lo svolgimento «li quel nucleo fecondo clic abbiamo indicato nell’arte nuova. E bisogna decidersi, come è in voga rileggere la storia e la letteratura antica con occhi e spirito moderni, cosi a rivedere tutto l’insieme della cultura ottocentesca trasportandola almeno un poco verso il nostro piano di vita. Infinite ricchezze essa rivelerà in tal maniera, die ancora attendono chi le riconosca e le sfrutti, e non minacciano punto, anzi possono alimentare, la nostra originalità. E in fatto di idolatria sarebbe ormai necessario che la critica si esercitasse senza riguardo verso tanta congerie di statue di cera, che anno per anno si mettono sugli altari e nei musei con molto sfarzo di addobbi e consumo di belletti. I,a critica, abbiamo già detto e ripetuto a sazietà su queste colonne, non deve essere una macchina da cui tutto ciò che viene introdotto esce confezionato e approvato: la sua funzione |>o!emica c limitatrioe è importante quanto l’esegetica e commentatrice. Se così viene la critica ad assumere un tono tendenzioso e personale, tanto di guadagnato: purché sia buona critica. Forse su questo terreno il migliore raccolto si avrà educando a poco a poco, nel gusto e nel giudizio, la folla dei lettori. Se gli Ateniesi agglomerati in teatro riuscirono a capire la grandezza di Eschilo, Sofocle, Euripide, e a negare quella degli oscuri sconfitti da questi grandi; anche i lettori del secolo ventesimo devono poter giudicare le opere d’arte. La differenza del numero, enormemente cresciuto, in simili riguardi non conta. ♦ * * Il secondo impulso deve nascere dalla coltivazione intensiva di alcuni problemi fondamentali intorno a cui si è concentrata l’estetico contemiwranea. Sono’anni venticinque sonati che è divenuto di pubblica ragione un catalogo di errori incoronato da una semplice ma preziosa e recondita verità per opera di un filosofo napoletano che tutti conoscono. Ma c’è ancor molto «la fare intorno alla concezione idealistica dell’arte: il Croce stesso non ha mai cessato e non cessa di lavorare a perfezionarla- Una collaborazione collettiva, che non sia monotona ripetizione di un tema fisso, ina elabori il principio concordemente accolto nelle forme più diverse, può ancora dare ottimi frutti. Se noi riusciamo a mantener vivi, c sia’pure inquieti c mobili, quei concetti che già stanno’cristallizzandosi in formule didattiche, conserveremo c accresceremo anche tutta la forza della verità che in essi si esprime. E spazzeremo via tutte le falsificazioni dell’ideahsino che ingombrano il campo oggi I»iù clic mai; romperemo I’incanto degli arcadici idilli che tuttora s’intcssono negli antri di Parnaso tra l’estetico c il non-cstctico, tra l’arte audace e In pigrizia umana.

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Un canone per noi fondamentale, nello sviluppo di questa prospettiva, sarà la distinzione tra poesia c letteratura: distinzione che facilmente si può estendere anche alla pittura, alla scultura e via dicendo. Il fondamento di tale distinguo è presto detto: t’i>oesia» è frutto di azióne puramente teoretica e creati ice, «letteratura» è invece opera di diffusione e di comunicazione pratica nella quale possono trovare comodi c sicuri parentadi la jx>esia stessa con la filosofia o la scienza o la religione^ o ancora, scendendo più basso, la moda e l’utile economico o politico. La distinzione cosi determinata non ha peraltro ai nostri occhi significato soltanto negativo: un significato positivo essa ha, anche, e cioè clic il poeta come uomo di lettere si rititffa (solo, potrebbe dirsi, al prendere li penna in mano) in quel mondo della pratica da cui si era involato. Ma questo rapjxrrto inevitabile costituisce precisamente un altro aspetto di quello che noi intendiamo per vero c vivo romanticismo: esso è il rapporto tra 1 ««:o -I del poeta e la iwrsonalilà dello scrittore, tra il genio estetico e il genio etico. In{ravveduta costantemente sin qui, ma sempre interpretata in modi erronei così da tramutarsi volta per volta senza rimedio in tanfi casi di falso ravvicinamento: la relazione nondimeno sussisto e deve essere approfondita e chiarita. Tanto più installa dove essa ebbe, dal Faretti c dall’Altieri in poi, notevoli definizioni sotto specie «li ingenua e violenta coscienza protoromantica dell’arte. E per tal via giungeremo anche a rinnovare l’ideale dell’uomo di lettere, elle tra noi ancora non si trova, purtroppo, a un livello consono allo spirito dell’età moderne. Mezzi ed espedienti concreti, per raggiungere scopi siffatti, non mancano: solo occorron«> forze adeguate por metterli in opera a tondo cd insieme. Il nostro foglio non può certo, oggi cóme oggi, essere l’Atlante di un globo di tali dimensioni: ci accontentiamo per ora «h dare esperimenti cd esempi. Ma. a parte le proibizioni, certamente quel clic abbinino sin qui fntto e continueremo a fare su maggiore scala se sarà possibile, rnppresenta un certo contributo al compimento del nostro programma ideale. Tra una fioritura spettacolosa ed esuberante ili letterature straniere; cor. una lunga e completa tradizione letteraria alle spalle «la sceverare e ricostruire nei suoi veri lineamenti, da demolire in parte e iu parie ancora ila scoprire; avendo innanzi un terreno su cui |>ochi e rari sono oggi i segui di mia produzione coi:-, sistcntc: possiamo far molto proprio perché molto «abbiamo da fare. Su questo cammino non vogliamo però, a qualunque costo, essere mai dimentichi dell’iusegna clic si esprime nel titolo stesso del Moretti c in quel sottotitolo di «Frusta letteraria» che tutti ci leggono benissimo ancorché non vi sia stampato. Sarà molto bello, a nostro credere, se riusciremo a frustare senza ferire: ma non lascieremo mai di frustare. Il nuovo Aristarco non vivacchia acido in patria, reduce da settecentesche avventure tra i selvaggi, ma stanco piuttosto degli allettamenti a nuove avventure spirituali con cui si cerca di adescarlo d’ogni parte, cerca di farsi seriamente la sua strada, comoda e grande che possa essere la strada di tutti. S’intende che la strada dev’essere fiancheggiata di róvi: altrimenti dopo un poco non la si troverebbe più. Sono róvi clic ci siamo tolti dinanzi noi stessi: non sarà male che scortichino anche gli altri. E con questo ultimo proposito, molto più fraterno die non possa apparire, riassumiamo quel che s’è detto e altro ancora in una specie di programma. I. - Restaurare la coscienza romantica della poesia e dell’arte contemporanea ’nella sua giusta misura: difendere i valori dell’Ottocento in quanto rappresentano l’equilibrio interiore dell’arte. II. ■ Reagire violentemente a tutte le misti/reazioni dell’arte c della p.ocsia messe in commercio o esposte in museo. Educare anche il lettore anonimo ad essere giudice severo. III. - Difendere da errori e confusioni, da traviamenti c travestimenti la concezione ideaRichiesta di J.’interesso per la critica comunemente non va oltre i limiti del buon gusto personale, e l’importanza dei problemi d’estetica è al più sentita da un punto di vista tecnico o pratico: Lintraduzione di nuovo forme o di nuovi contorniti nell’ai te. Eppure ò stato dimostrato, con abbondanza d’ottimi argomenti, che ogni critica implica una certa filosofia — dal momento che (KMisare è giudicare. E d’altra parto, l’eredità del Croce non c di <]uclle su cui più generazioni possono vivere oziosamente di rendite spirituali. Il carattere delizierà svolta dal Croce nej campo ileU’cstotica sta nell’nver liberato il concetto dell arte dai pregiudizi che ancora vietavano il riconoscimento della sua peculiare auto, ctisi; nell’nverci dato, insomma, un adeguato concetto dell’arte, movendo dalla critica del De Sanctis o dalla filosofia del Vira, riabilitati a necessari punti di partenza d’ogni moderna scienza dell’estetica. Filosoficamente, occorreva infatti un lavoro preliminare: togliere di mezzo radicalmente, o almeno in un certo senso defi. nitivamente, le vecchio pocticho o teoriche im. pelagAtc a spiegar l’arte con In natura, col piacerò e con 1^ morale. E appunto l’opera critica del Croce ha questa caratteristica impostazione: spesso pure esplicitamente, l’indagine è volta a dimostrare l’insufficienza e l’insussistenza di giudizi parziali c di classificazioni arbitrarie imposte agli scrittori, e il critico ooncludc col rimandare il lettore all’originale, al testo poetico, per godervi da se il fascino dell’arte. Così dunque, c’è nel Croce In consapevolezza di questo carattere essenziale della sua estetin e (lolla sua critica, intente ad un’opera anzitutto propedeutica; consapevolezza che, se in lui può essere accorto e vigile senso dei limiti, per ini lettore filosofico non può non trasformarsi iu un incitamento a trarre ulteriori sviluppi dallo sistemazioni del maestro, anche a costo di negarle o di dimostrarne il valore tutto relativo o provvisorio. 0,’altronde, il Croce stesso non solo ha tenuto a riaffermare più volte che la sua filosofia non è un sistema chiuso bensì uno strunuMito di lavoro, ma spesso e con varia forruna si è sobbarcato a quello revisioni che il suo atteggiamento spirituale gli chiariva necessàrie. Sicché non è proprio più il raso «l’intentargli reiinesimo processo. L’influsso dell’estetica crociana, che l’ironia della storia ha consolidato negli schemi e nelle formule «l’un sistema idealistico, non Im avuto efficacia profondamente l’innoviitivn. La giustificazione del bello che ci ha dato sinora In critica è sfata quasi sempre, salvo pochissimo eccezioni. istoriai e letteraria: di min psicologia frammentaria ed estetizzante, la quale esaurisce tutti i compiti e le possibilità del crit-ico nella descrizione, più o meno letteraria, dello Ustica dell’arte; chiarire i rapporti tia la poesia e la letteratura, e tra la cultura e la vita pratica. II’. - Propugnare la serietà dell’uomo di lettere, il culto della personalità dello scrittore. Illuminare l’accordo fra questo principio etico e il principio estetico dell’arte libera e Pura, spiritualmente interiore. V. • Guidare alla conoscenza dei poeti c degli artisti nuovi, e mettere a contatto più ìntimo la nostra cultura con le lettcratjure straniere; ma insieme perfezionare la contemplazionc dell’antico, eliminando o rifacendo categorie storiche tradizionali e schemi di giudizio antiquati. VI. • Discutere tutti i problemi possibili e reali di metodologia della critica, per lavorare al miglioramento e alla diffusione di una coscienza critica libera e riflessiva. Cercar di rendere il gusto, non più cerebrale, ma più personale. VII. - Agire come vaglio della tradizione letteraria italiana, e discriminare la vera tradizione dalla falsa. Par conoscere e amare i nostri vecchi ” scrittori,, degni veramente di questo titolo, e giudicare esattamente gli altri. Vili. - Mostrare come deve conciliarsi l’esercizio di interpretazione dell’opera poetica nei suoi aspetti inlimi e immateriali con la considerazione storica e culturale della letteratura. /A. - Frustare; con la sferza del critico e non del libellista acrimonioso; ma frustare. Santino Cara.mri.ua. una critica stato d Animo del poeta all’ut lo della creazione artistica. Questo metodo rivela la sua raccapricciante inconsistenza nella critica delle arti figurative, dove ancora domina la letteratura degli antiquari, la cui sapienza estetica consisto nel raccontare in stilo seicentesco l’argomento delle vape opere d’arte o la biografia dell’artista, o nell’infiammarsi di candido entusiasmo ai prodigi della perizia tecnica. Corto, la critica delle arti figurative ò anche più arretrata della critica letteraria, dato che linflusso dell’estetica idealistica comincia a farvisi sentilo appena adesso; o cioè, per colmo di sventura proprio quando b lecito dubitare della possibilità d’applicare l’estetica crociana alle arti figurative, per l’intrinseca vanità dei prodotti di queste. Ma, per rimanere nel discorso dei criteri generali, che può valere tutta la psicologia, presa in prestito dai francesi, quando si accetti che il fine della critica consista nel «mostrare in quali forme l’ideale poetico dell’autore si sia veramente attuato e iu quali altre sia rimasto di qua o andato di là * t C’ò già un primo errore nel concepire Houle poetico cerne quulcosa che I’ artista abbia formulato una volta per sempre, o che vada poi rappresentando a capriccio in forme casualmente bèlle o brutte. E un secondo errore sta nel fatto che il critico, in base a quei criteri, segnala pazientemente gli smarrimenti e le deficienze dcll’arlista ed isola lo opere o addirittura i frammenti reputati belli, additandoli uno por uno, avulsi dal tutto, alla mistica adorazione del lettore. Dopo tanta p«;dantÌRsima solerzia d’iudagino, restano un mistero e l’idealo poetico e la bellezza dello forine, dal momento che sono in realtà astrattamente e separatamente considerate, o non colto nella loro unitaria germinazione e necessaria coerenza. In questo senso, un tipico esempio d’inramprcnsione critica si ha per VA mieto: migliaia. ili esegeti si sono sbizzarriti a cercare i motivi della pazzia del grande personaggio shakespeariano, e nò essi nè i migliori ingegni, da Goethe a Croco, hanno saputo dare un’interpretazione soddisfacente. Ora, ai lumi dell’idealismo, dovrebbo esser chiaro che la pazzia d’Amletò non è che!’■ eroico furore» di Giordano Bruno. Lu medesima visione del mondo, lo stosso naturalismo «spira Amleto o il Nolano, e giustifica tanto la forma drammatica e raziocinante dell’arto di Shakespcaro quanto la forma poetica r dinlogica della filosofia di Bruno. Non basta rendersi conto semplicemente di nò che ò bello e di ciò che è brutto, c neppuro soltanto della personalità dell’artista. Si devo entrare nella dialettica dei suoi sentimenti, mostrare corno si organizzino in una concezione