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214 TEOCRITO

Queste parole e molte altre al mio cuore sovente dicevo.
Ed ei cosí rispose: «Chi presume di vincere Amore,
macchinator d’inganni, quei presume di poter contare
quante di stelle ennèadi si volgono sui nostri capi».
Ed or, ch’io voglia, o ch’io non voglia, debbo portare sul collo
il grave giogo, se lo vuole il Dio che la profonda mente
domò di Giove, e della stessa Cípride. Me, lieve foglia
che un piccol soffio può rapire, turbina dove gli aggrada.