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Rape, fura, enganna e sforza; — non ce guarda mal parere
con guai l’omo eli’è ’mponente — che gli aiace el suo podere:
ché gli menaccia de ferire — se ’l poder suo non li dona;
34entorno non ci arman persona — che da lui non sia predato.
Or vedessi terre, vigne, — orta, selve per legnare!
auro, argento, gioie e gemme — ne li scrigni far serrare,
e molina a macenare, — bestie grosse e menute,
38case far fare enfenute — per servar suo guadagnato.
El biado serva en anno en anno, — ch’aspetta la caristia:
poi che guasto el se manduca, — en casa mette dolentia;
or vedessi blasfemia — che la sua fameglia face!
42esbandita n’è la pace — de tutto el suo comitato.
Se la sua fameglia è grasa, — èglie gran despiacemento;
el pane e ’l vin che va en casa — mette en suo reputamento;
or vedessi iniuramento: — ’O fameglia sprecatrice!5
46da Dio si la maledice — ch’el ben suo son manecato.
O avaro, fatt’hai enferno — mentre la tua vita dura,
e de l’altro pres’hai l’arra: — aspetta la pagatura!
o superbia de l’altura, — vedi ove sei redutta!
50l’onoranza tua destrutta, — da ogne gente se’ avilato.
Cinque vizia ne l’alma, — che de sopra agio contate:
lo superbo, envidioso — ed iroso, accidiate,
l’avarizia toccate; — due ne regnan ne la carne
54che tutto sto mondo spanne: — gola e lussuriato.
L’avarizia ha adunato — e la gola el se devura;
en taverne fa mercato: — per un bicchiere una voltura;
or vedessi sprecatura — che se fa de la guadagna!
58la lussuria l’acompagna, — che sia vaccio consumato.
Tutta spreca una contrata — per aver una polzella;
or vedete sta brigata — a que è dutta sta novella!
Anema mia tapinella, — guardate da tal ostiere!
62lo cielo te fon perdere — e lo ’nferno ha’redetato.