Pagina:Iacopone da Todi – Le Laude, 1930 – BEIC 1854317.djvu/29


Lo peccato si fa a l’alma — la ferita cusi forte,
che li tolle Dio e i santi — e gli angeli con lor sorte;
de la chiesa è sbandita — e serrate i son le porte
34e gli beni i son estorte — che nulla parte i sia dato.
Questa morte naturale — dá la sua percussione
che la carne si sia data — a li vermi en comestione;
e li vermi congregati — d’esto corpo fon stacione:
38non è fra lor questione — che’l corpo non sia devorato.
Lo peccato si fa a l’alma — la terribel sua usanza,
ché è data a le demonia — che stia en lor congreganza:
non la posson consumare, — fongli mala vicinanza;
42dangli pene en abondanza — che convene al loro stato.
L’ultima che fa la morte — che dá ’l corpo a sepultura:
né palazo i dá né corte, — ma è messo en estrettura;
la lungheza e la lateza — molto glie se dá a mesura;
46scarsamente la statura — so la terra è tumulato.
Lo peccato mena l’alma — al sepolcro de lo’nferno,
e loco si è tumulata — che non esce en sempiterno;
frate, lassa lo peccato — che te ce mena traenno:
50poi ch’èi scritto nel quaderno, — averai cotal pagato.