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svolgimento della critica del Sapegno, che veramente è superiore alla incertezza di qualche premessa. Questa severitá è stata per altro al Russo occasione a stabilire in modo piú che convincente che Iacopone non deve essere guardato, con astratto estetismo, come un poeta mistico, ma come un mistico poeta: ossia che egli muove dall’esperienza religiosa alla forma poetica e non da que- sta a quella(i). Il che parrebbe addirittura ovvio, se non fosse che, proprio per l’ambiguitá e i contrasti che sinora hanno re- gnato fra i concetti direttivi degli studi iacoponici, l’approfondi- mento della mistica ha fatto in essi quasi perdere di vista la poesia, e l’esaltazione della poesia ha ridotto talvolta la mistica a una specie di contenuto indifferente. Tale lo stato presente della critica di Iacopone (2): e tale, che essa ha tuttavia innanzi a sé non poco cammino da percor- rere. Prima di tutto, nell’analisi esegetica: dove l’interpretazione del testo, punto per punto, secondo i nuovi principi che abbiamo visto acquisiti via via dagli ultimi studiosi, è ben lontana da quella compiutezza che da tempo si è conseguita nell’illustrazione linguistica e storica; e poi nella sintesi di tutti i vari aspetti, mo- menti e problemi della personalitá e dell’opera del Nostro, dei quali appena genericamente si è finora individuata la mobile unitá. Ma è chiaro altresi che, se le indagini e le idee che abbiamo ra- pidamente riassunto sono ancora punti di partenza piuttosto che d’arrivo, esse ci permettono di misurare il cammino percorso dal 1915ad oggi, che è molto ed è anche conforme al progresso ge- nerale della critica letteraria in Italia. Di tutte queste indagini e di tutte queste nuove idee conve- niva trar frutto nel rivedere il testo delle Laude per una nuova edizione, come è questa da me curata. E veramente potrá parere che, — avendo il Ferri nel 1915 riprodotto negli «Scrittori d’Italia», salvi gli adattamenti grafici richiesti dai criteri della collana, l’edi- zione diplomatica della Bonaccorsiana del 1490 da lui data nel 1910per i tipi della Societá Filologica Romana, — poco di meglio (1) op. cit., pp. 24-32. (2) Il quale stato non ha ricevuto modificazione alcuna dall’ultimo libro di A. Barolo, Iacopone da Todi (Torino, Bocca, 1929, pp. 233, 16®): opera assai con- fusa e superficiale, e piú che altro divulgativa. Cfr. il giusto giudizio di F. Neri, «G. s. 1. it.», XCIII, p. 384.