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breve tempo un protettore in Pier da Morrone, per soccombere poi e disperdersi nell’eresia attraverso l’impari lotta contro Bo- nifacio VIII. L’interpretazione del Casella è stata prevalentemente discussa per il metodo da essa seguito nell’esame artistico delle Laude, ove pare che essa non si attenga a criteri rigorosamente estetici, ma indulga all’indagine psicologica (*). Bisogna per altro notare che in fondo questo trapasso continuo dall’estetico al psicologico, che effettivamente vi è nel Casella, è imposto in un certo senso dall’opera stessa di Iacopone, la quale non sempre riesce a com- piere il suo travaglio di rifusione e sublimazione della passione mistica in espressione poetica e ricade verso la confessione de- scrittiva. Quel che piuttosto sembra il caso di osservare, è che la definizione dell’«araldo poetico degli Spirituali» ha carattere troppo deciso e assertorio per poter essere accolta, così senz’altro. Che Iacopone viva una esperienza religiosa assai vicina a quelle delle eresie francescane, è evidente; che si sia trovato al loro fianco, e come parte attiva, nella lotta contro papa Bonifazio, è piú che noto: ma è assai difficile provare che il suo atteggiamento si allontani mai dalla tradizione cattolica piú di quanto è impli- cito nel suo misticismo, nella sua satira della corruzione ecclesia- stica, nella stessa individualitá del suo spirito. Il Casella ha potuto infatti luminosamente ricostruire il processo della mistica iacopo- nica: ma non gli è neppure capitato di rilevare in questa alcunché di antidogmatico. Il che, del resto, riesce come una prova nega- tiva dello stesso carattere lirico delle Laude da lui rivendicato. Tale carattere lirico, o generalmente poetico, è anche il tema fondamentale della ricerca nel saggio del Sapegno (2>: ma non piú (1) Cfr. N. Sapegno, nell’opera qui appresso cit., pp. 76-78. (2) N. Sapegno, Frate Iacopone (Torino, edizioni del Bar etti, 1926; pp. 194, 16”). (Cfr.» G. s. 1. it.», LXXXIX, p. 149). — Prima di questo libro si erano giá avute altre monografie e anche edizioni iacoponiche: ma di scarsa importanza.e di ancor piú scarsa intelligenza dei nuovi criteri. Anzitutto una serie di scritti apologetici, d’intonazione variamente cattolica, ai quali si può attribuire carattere letterario e religioso, non critico: C. Scifi, A proposito di Iacopone da Todi, in «Arte e Vita», 1920, pp. 268 ss., e M. L. Cervini, Intorno a I. da T., ivi, 1922, pp. 171 ss.; D. Giuliotti, introduzione a Le piú belle pagine di I. da T. (Milano, Treves, 1922), ristampata nel voi. Tizzi e fiamme (Firenze, 1925); C. Cadorna, Il cantore della Povertá: I. da T. (Firenze, 1923). Poi un volume di A. Alunno, I. da T. tratto da’suoi cantici (Cittá di Castello, «Il Solco», 1922, pp. 240, 160): con un’antologia di 28 laudi, ritoccate nel testo con l’intento di ammodernarle... senza togliere loro %