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avviate dal Novati ed esemplificate, quanto all’«albero spirituale», dal Gottardi, — secondo l’intenzione di cogliere il segreto della lirica iacoponica in un duplice processo di fusione delle sue fonti dottrinali e della sua ispirazione ascetica e mistica. Ma un vero e proprio progresso l’esegesi poteva compiere col saggio dedicato a Iacopone, poco dopo, da Mario Casella ò), il quale addirittura cominciava a pórla su nuove e piú solide basi, mostrando come non all’ Iacopone «fantastico» della vecchia leggenda né al «va- gabondo giullare» della nuova convenisse volgersi per intender le Laude, ma al poeta mistico, spirito irrequieto affettivo esuberante, dal cui cuore profondo esse sgorgarono. Basta cominciare a col- locarsi da questo punto di vista, per cominciare a vedere nello stesso caos apparente della intangibile raccolta Bonaccorsi un principio d’ordine interiore, che corrisponde — quando si astragga dalla breve sosta delle laudi satiriche e «di azione» (L-LXII) — al cammino ascendente dello spirito, dal dualismo della carne e dello spirito alla conquista progressiva della beatitudine, sino all’annien- tamento in Dio (2). Si tratta, invero, appena di una traccia, di un tenue filo di Arianna: ma è giá sufficiente per renderci conto che non siamo di fronte a un labirinto naturale, bensí alla storia di un’anima e a un’opera d’arte. Il Casella interpreta con grande finezza i tre momenti fondamentali di tale storia: l’ascesi, Yaccessio ad Deum, la «santa nichilitá»; e si può dire che abbia veramente aperto le porte di un mondo poetico che, agli albori del Trecento, è solo paragonabile al mondo di Dante. Non è dunque Iacopone soltanto un teorico del misticismo, come lo aveva sbozzato il Novati, ma un mistico in se stesso, che vive e canta i misteri della sua trascendente passione: le teorie, come i fatti, sono per lui piú che altro materia di sofferenza e di poesia. Iacopone sarebbe cosi «l’araldo poetico degli Spirituali», e cioè del movimento francescano intransigente, che si era raccolto intorno a Giovanni da Parma e a Pier Giovanni Olivi, che aveva poi trovato per (1) Iacopone da Todi, in «Archivimi Romanicum», IV, n.1 3 e 4, luglio-sett. e ott.-dic. 1920, pp. 281-339 e 429-485. (2) Il Casella (/. c., p. 321 n.) ricorda che giá il Parodi (Marzocco, 28 giugno 19x4) «aveva accennato a un certo ordinamento interno delle laudi nell’edizione Bonaccorsi e l’aveva posto in relazione con la teoria della contemplazione». Un ten- tativo di ordinamento addirittura cronologico si trova anche nel citato voi. della Underhill, ma senza esito soddisfacente.