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da lui trascorsa nelle vanitá del mondo e sulle stranezze com- messe durante i primi anni di penitenza sono il frutto della ela- borazione di elementi incertissimi, dovuti in parte alParbitraria ricostruzione di circostanze che sembrano risultare dai passi cosi detti autobiografici, e in parte alla fantasia del primo anonimo biografo del Quattrocento, del quale giustamente il Novati ha scritto aver fatto opera «non di storico, ma di agiografo». Cosi nel tudertino, piuttosto che il sacro giullare girovagante pei monti e pei piani dell’Umbria noi amiamo riconoscere col Novati il poeta filosofo, il teorico del misticismo, spoglio di qualsiasi vin- colo con le compagnie dei Disciplinati e coi Laudesi, e poetante «pe’confratelli suoi, per quell’anime ardenti, che sotto il vessillo francescano cercavano al pari di lui la via della croce, l’unione assoluta con la divinitá» (1). Ma pur chi non voglia consentire col Novati in questa nuova, audace figurazione di Iacopone da Todi, e senta di non poter negare ogni valore ai dati tradizionali, dovrá imporsi un rigoroso lavoro di cernita nella faraggine delle notizie tramandate dai bio- grafi, per l’accertamento dei dati autobiografici contenuti nelle poesie che possono sicuramente attribuirsi al tudertino. E per il futuro biografo di Iacopone sará, anche per questo verso, pre- ziosissima la raccolta contenuta nell’edizione fiorentina del 1490. [1915] G. Ferri. (1) Discorso e voi. cit., p. 245 sgg. [Per le riserve, correzioni e modificazioni che oggi sono da fare a questa tesi del Novati, cfr. la parte II della Nola].