Pagina:Iacopone da Todi – Le Laude, 1930 – BEIC 1854317.djvu/189


Fame, sete e morte noi travaglia:
sempre lo trovi forte a la battaglia,
a patir pena ed onne ria travaglia
68e star quiito.
Lo corpo si ha redutto al suo servito,
li sensi regolati ad obedito,
gli eccessi sottoposti so a punito
72ed a ragione.
Tutta sta quieta la magione,
gli officia distinte per ragione:
se nulla ce nascesse questione,
76ston al iudicio.
Lo iudice che sede al malefizio
ser Conscio è vocato per offizio:
non perdona mai per pregarizio
80né per timore.
Non perdona al grande né al minore,
nulla cosa occulta gli sta en core;
tutta la corte vive con tremore
84ad obedenza.
Poi che l’alma vive a conscienza,
contien amar lo prossimo en piacenza:
amor verace par senza fallenza
88de caritate.
Trasformate l’amor en veritate
nelle persone che son tributate,
e, compatendo, magior pena paté
92che ’l penato.
Quel per alcun tempo ha reposato,
lo compatente ce sta cruciato,
notte e giorno con lui tormentato,
96e mai non posa.
Non pò l’om sapere questa cosa,
se non la caritate chi l’ha enfusa:
corno nel penato sta retrusa
100a parturire.