Pagina:Iacopone da Todi – Le Laude, 1930 – BEIC 1854317.djvu/150


Cantico secondo de la nativitá de Cristo
Ad l’amor ch’è venuto — en carne a noi se dare,
2 andiamo a laude fare — e canto con onore.
Onorai, da che viene, — alma, per te salvare:
via, piú non tardare — ad lui de pervenire!
De sé non se retene — che non te voglia dare
parte, perché voi fare — te seco tutto unire:
porrai donqua soffrire — a llui che non te rendi,
8 e lui tutto non prendi — e abbracci con amore?
Pensa quanto te dona — ed a te quedemanda,
però che non te comanda — piú che non possi fare;
lo ciel si abandona — e per terra si anda,
ed ante sé non manda — richeza per usare:
en stalla si voi stare. — palazo abandonato;
14 seco non ha menato — alcun suo servitore.
La sedia d’auro fino — de gemme resplendente,
corona si lucente, — or perché l’hai lassata?
orden de cherubini, — serafin tanto ardente,
quella corte gaudente — co l’hai abandonata?
corte tanta onorata — de tal servi e donzelli
20 e per amor fratelli, — perché lassi, Signore?
— Per sedia tanto bella — presepe hai recevuto,
e poco feno avuto — dove fussi locato;
per corona de stelle — en pancelli envoluto,
bove ed aseno tenuto, — ch’eri si onorato;
ora se’ acompagnato — da Iosef e Maria,
26 ch’avevi en compagnia — corte de tanto onore.