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Epistola, consolatoria a frate Ioanni da Fermo
DITTO DA LA VERNA PER LA STANZIA DOVE ANCO SE RIPOSA
Transferita en vulgare la parte litterale, quale è prosa.
A fra Ianne da la Verna, — ch’en quartana se scioverna,
a lui mando questa scretta, — che da lui deggi esser letta.
Gran cosa ho reputata e reputo sapere abundare de Dio.
La ragione? perché in quello è esercitata la umilitá con reve-
renzia. Ma grandissima cosa ho reputata e reputo sapere de-
giunare de Dio e patirne caristia. La ragione? perché in quello
la fede è esercitata senza testimoni: la speranza senza espet-
tazione de premio: la caritá senza signi de benivolenzia. Questi
fondamenti sono ne li monti santi. Per questi fondamenti ascende
l’anima a quello monte coagulato, nel quale se gusta el mele
de la pietra e l’olio de lo sasso durissimo.
Vale, fra Ioanne, vale! — non t’encresca patir male.
Fra la ’ncudene e ’l martello — si se fa lo bel vasello:
lo vasello de’ star caldo, — perché ’l corpo venga en saldo.
Se a freddo se battesse, — non falla che non rompesse;
5 se è rotto, perde l’uso — ed è gettato fra lo scuso.
Argomèntate a clamare — che’l Signor te degia dare
onne male e pestilenza, — ch’a questo mondo è desplacenza.
Malum pene è glorioso, — se da colpa non è encloso:
9 se per colpa l’omo el paté, — non se scusan tal derrate.