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nove mesi ce stette albergato,
nacque de verno e nella gran freddura:
nascendo en terra de suo parentato
176 né casa li prestáro né amantatura.
Cetto encomenzáro la villania
e la impietate e l’oifensanza:
de cielo en terra per Tomo venia
a patir pena per l’altrui offensanza;
longo tempo gridammo el Messia
che riguarisse la nostra malanza:
ed ecco, nudo iace nella via
184 e nul è che de lui aggia pietanza!
Le Virtute ensieme congregate
a Dio si fanno grande lamentanza:
— Meser, vedete la viduitate
ch’avén patuta per altrui offensanza;
ad alcuno si ne desponsate
che deggia aver a noi pietanza,
che obprobrio ne tolla e vilitate
192 e rendane lo pregio e l’onoranza. —
— Figliuole mie, andate al mio diletto
ché a llui vi voglio desponsare;
entro le soi mano si ve metto
che con lui deggiáti reposare:
onore e pregio senza alcun defetto f
da tutta gente faròve mirare;
e voi el me rendente si perfetto
200 che sopra il ciel lo farò esaltare. —
Li Doni, odendo lo maritamento,
curreno con grande vivaceza:
— Meser, noi que facemo a sto convento
staremo sempre mai en vedoveza?
quigno parrá de noi star en lamento
e tutta corte viver ’n alegreza?
se noi ce sonarim nostro stromento
208 tutta la corte terrimo en baldeza. —