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pallido affilato avrebbe voluto mostrare l’intenzione almeno d’un sorriso, per regger la cèlia, per rispondere in qualche maniera all’ilarità pur così smodata e sconveniente di Capolino.

— Già, nozze per modo di dire! — seguitò questi, implacabile, lì che nessuno lo sentiva (Ninì, il buon Ninì, pasta d’angelo, era men che nessuno). — Per modo di dire... perchè, lasciamo andare! sarà bene, sarà male: la legge è legge, caro mio. Opinioni politiche e religiose, se contano, che contano di fronte ad essa? Ora il Principe, lo sai, conditio sine qua non, vuole che il matrimonio sia soltanto religioso: non ammette l’altro per le sue idee. Dunque, matrimonio senza effetti legali, mi spiego? Sarà una cosa bella, oh! gustosa.... anche coraggiosa, non dico di no: ma quella povera Adelaide, via!

E Capolino si mise a ghignar di nuovo, come se, nel suo concetto, Adelaide Salvo non fosse la donna più adatta a quell’eroismo di nuovo genere, che si richiedeva da lei, a quella sfida coraggiosa alla società civilmente costituita.

Ninì De Vincentis taceva e lappoleggiava, ancora con quel sorriso afflitto, rassegato su le labbra, sperando che il suo silenzio impacciasse la foga derisoria del compagno.

Ma che! Ci sguazzava, Capolino.

— Perchè lo fa? — riprese, ponendosi innanzi la sposa zitellona. — Per entrare nel mondo, con tutti i diritti di signora? Ma io direi che ne esce, piuttosto. Va a rinchiudersi a Colimbètra! E, monacazione sotto tutti i rispetti, mi spiego? Il Principe, a buon conto, ha sessantacinque o sessantasei anni.

S’interruppe a un atto del De Vincentis.

— Eh, caro mio! Lo so, tu fai professione d’angelo; ma qui si tratta di matrimonio; e ci si