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di guardarti le cianche, come le butti, e di sghignazzare: — “Ma guarda un po’, chi vuole insegnarci a camminare!„

— Pezzo d’asino! — sbottò Propaganda, non potendo più tenersi. — E non si chiama ragionare coi piedi, codesto?

— Io? Il popolo! — rimbeccò il Préola.

— Il Popolo, per tua norma, — ribattè il Pigna, roteando gli occhi da matto; ma subito si trattenne. — Non lo nominare, il Popolo; non sei degno neanche di nominarlo, tu, il Popolo! Troppe cose ha capito il Popolo, caro mio, per tua norma; e prima di tutte questa: che i tuoi patrioti lo ingannarono....

— I miei? — fece il Préola, ridendo.

— I tuoi, quelli che lo spinsero a fare la rivoluzione del 1860, promettendo l’età dell’oro! Non noi! non noi, come andato predicando voi altri! I patrioti e i preti lo ingannarono e lo ingannano! Noi, caro mio, per tua norma, gli dimostriamo, quattr’e quattr’otto, guarda, con le prove alla mano, che.... capisci? per virtù della sua stessa forza, capisci? per virtù, dico bene, della sua stessa forza, non per concessione altrui, esso può, se vuole, migliorare le sue condizioni.

— Meglio sarebbe per forza della sua virtù, — osservò, placido, il Préola, senza punto badare a quello che diceva.

Il Pigna lo guardò, stordito. Ma subito quello s’affrettò a tranquillarlo:

— Niente, non ci badare. Giuoco di parole!

— Per virtù.... per virtù della sua stessa forza, — ribattè a bassa voce, non ben sicuro, il Pigna, rivolgendosi al Lizio per consigliarsi con gli occhi di lui se aveva detto bene; e seguitò, un po’ sconcertato:

— Migliorare, sissignore, questo iniquo or-