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venuta con l’animo fiammeggiante di sogni e di speranze, piena di fiducia in sè, pronta e preparata a vincere tutti gli ostacoli. Ebbene sarebbero stati in due, ora, a dividerli e ad affrontarli; ella lo avrebbe trascinato nella sua foga. Possibile ch’egli, col suo parentado, perisse? E non c’era poi l’altro zio? Via, via! Le difficoltà sarebbero state per lei. Ma ecco, se ne rideva!

Uscì dal villino, su le furie.

— Niente! Buffoni.... Andiamo! andiamo! — disse, spingendo i due compagni.

— Non ha parlato? — domandò, sospeso e afflitto, il Passalacqua.

— Ma che parlare! — si scrollò Celsina. — Sono tanti pazzi, scemi, stupidi, imbecilli.... Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere, declamazioni o ciance insipide, che vorrebbero parer spiritose.... Via, via, via! Ma ci ho guadagnato questo almeno, che sono qua, a Roma! Nino, per carità, Nino, non star così! Vattene..... sì, sì.... è meglio, vattene! vattene!

Olindo Passalacqua corse dietro ad Antonio che, gonfio di rabbia, tutto rabbuffato, aveva allungato il passo; lo trattenne, invitò con la mano Celsina ad avvicinarsi subito, raccomandando con cenni calma e prudenza. Ma Celsina, sorridendo e avvicinandosi pian piano, gli accennò col capo che lo lasciasse pure andare.

— Ma pazzie, scusate.... calma, ragazzi! Così v’accecate.... e il rimedio? il rimedio così, accecandovi con le furie, come potrete più vederlo? Il rimedio c’è sempre, cari amici; a tutto c’è rimedio; più o meno duro, più o meno amaro, più o meno radicale.... ma c’è! Non bisogna spaventarsi.... In prima, come! dice, questo? Questo no! questo mai!... Poi.... eh, cari amici, l’avrei a sapere! Questo e altro!... Però,